Io, secondo me, dovrei guadagnare il doppio (ma ci sono i pirati)

La lunga marcia nelle istituzioni della BSA fa un passo avanti quando nel 1998 i dati dello studio di cui abbiamo parlato nello scorso articolo, sono presentati all'Unione Europea, per sostenere le dimensioni del danno sul mercato, e quindi sull'occupazione, generate dalla pirateria.

Nel 1998 la BSA, ovvero non avendo questa introiti propri vuol dire a spese dei propri associati, cioè sempre Microsoft e compagnia bella (che peraltro non si sa in che percentuali relative partecipino alle spese), paga un compenso del quale non sono riuscito a risalire all'entità, alla prestigiosa Price Waterhouse, uno dei principali istituti di ricerca internazionali, che, con la serietà che contraddistingue le sue ricerche, riporta nella nota metodologica dell'indagine (unica nota metodologica decente mai vista in tutto questo profluvio di cifre che spacciano per avere un qualche valore scientifico) come ``non si sia portata avanti una piena investigazione e non possono essere verificate le stime nei livelli di vendite di software nelle regioni prese in considerazione e che ci si è affidati, senza ulteriore controllo, su ricerche condotte sul campo da altre parti e sponsorizzate dalla BSA stessa per valutare i tassi di pirateria nel mercato del software. Tale tasso di pirateria risulta poi legato proporzionalmente al non scientificamente verificabile livello di vendita del software''. Più chiari di così...

E tradotto, esattamente come rappresentato al Giurì dell'Istututo di Autodisciplina Pubblicitaria, tali dati sono stati dedotti in base ad inferenze a dir poco originali sul presunto mancato introito che gli stessi produttori avrebbero avuto se da proprie stime avessero guadagnato quanto avrebbero voluto guadagnare. Tecnica utile nella compilazione della propria dichiarazione dei redditi.

Su questo addebito la BSA, non solo la divisione italiana, non ha mai risposto - e sarebbe ora che lo facesse. Un silenzio imbarazzantissimo e preoccupante se è vero che proprio queste persone "hanno dovuto addestrare la Guardia di Finanza" come spesso capita di leggere.

A titolo di puro divertissement, giova ricordare, a questo proposito anche il mercato del lavoro italiano è afflitto dal 50% di una strana sorta di pirateria del lavoro visto che IO, secondo ME, sono sicuro di essere tanto bravo da poter guadagnare il doppio di quanto guadagno oggi, ma a causa della pirateria qualcun'altro s'è preso il 50% che manca a me! Ma via...

L'originale rapporto che l'ex-presidente della BSA, Ardemagni, aveva con i numeri è testimoniato dalle frequenti (e provvidenziali a livello d'immagine) sviste, che gli capitavano quando era intervistato. Ad esempio, nell'Aprile 2001 su Punto Informatico, Ardemagni afferma ``Alla BSA partecipa il 95 per cento circa dei produttori'', solo a Novembre 2000 aveva detto che ``In effetti come BSA rappresentiamo il 95 per cento del software professionale che circola nelle imprese.''. C'è una bella differenza, vero? Il 95% dei produttori è cosa ben diversa dal 95% del software professionale che circola nelle imprese (in cui dovrebbe quindi pure essere incluso il 44% copiato, credo, che fa, prima lo combatte e poi se lo conta?).

La verità è che nel primo caso interessava al Presidente vantare che ``Tutti [i produttori] hanno programmi di multilicenza pensati per le aziende, per consentire loro di acquistare anche numerose licenze per le proprie postazioni a prezzi che sono progressivamente scontati sulla base del numero degli acquisti. Questo significa che, in realtà, i prezzi sono decisamente contenuti.'', nel secondo sostenere invece ``Voglio dire che la BSA protegge i software vendor professionali, ovvero le imprese che producono software venduto in azienda. In effetti come BSA rappresentiamo il 95 per cento del software professionale che circola nelle imprese. E occorre considerare che in Italia il 44 per cento degli utenti acquista o si procura e utilizza software pirata, cioè software che viene distribuito illegalmente e la cui diffusione rappresenta una perdita importante per i produttori. Un fenomeno che la BSA combatte, anche tramite lo spot di queste settimane''. Insomma Ardemagni gira le cifre come più gli fanno comodo. Per lui la matematica era un'opinione, una utile opinione!

In realtà l'unico dato certo che si ha sulla dimensione di BSA rispetto al mercato del software è che, da sola, Microsoft ha due software estremamente diffusi, la suite di produttività individuale Office, contenente Microsoft Word e Excel e il sistema operativo Windows. Windows, Word e Excel che, nelle sue varie forme e versioni, sono presente su oltre il 99% di tutti i personal computer venduti preinstallati. Un risultato raggiunto attraverso quelle pratiche commerciali capestro che, tra le altre cose, sono state uno dei motivi principali della condanna inflitta da Giudice Jackson dell'Antitrust in America. Basta quindi solo la diffusione di Windows, Word e Excel a portare BSA a rappresentare il bel oltre il 95% del software che circola nelle imprese. E a molti a fare l'equazione BSA=Microsoft, che -continuando a valere la legge di Pareto- non è poi molto lontana dalla realtà.

Il mercato del sofware, anche quello professionale, comprende, oltre agli aderenti all'Alleanza, anche produttori di software proprietario non allineati come Sun, Silicon Graphics, Siemens, tutto l'ambiente del Pubblico Dominio (come il software del MIT), l'Open Source (come Netscape, Perl, Apache) e il Free Software (da Linux in poi). Per questo software, che non ha siti centrali di distribuzione, non vi è modo di valutare l'entità percentuale sul totale del software professionale installato. Alcune ricerche, ad esempio, indicano il Web Server Apache presente su oltre il 60% dei server Internet (Netcraft), e il sistema operativo Linux con un trend di crescita nelle installazioni desktop del 200% (IDG). Insomma come fa Ardemagni a "sparare" quelle cifre senza neppure una notina a margine che dica: ``In queste condizioni... secondo questa ipotesi... supponendo questa distribuzione...''. Il linguaggio usato dal Presidente del Club dei Proprietari del Software è, al più, parziale. Diciamo che visto il periodo può far pendant con i manifesti elettorali.

Per tornare al famigerato 44%, inoltre, nell'ultima intervista sul quotidiano Punto.Com nel Marzo 2001, Ardemagni sottolinea che "dopo la legge del luglio 2000 le cose hanno iniziato a marciare meglio ma siamo ancora ad un 44% di software illegale in Italia". Ardemagni è evidentemente molto legato a quella canzoncina per bambini, gli piace.

Sebbene Ardemagni mostri grande sicurezza nel sapere cosa è successo dopo il luglio 2000, a Marzo 2001 neppure la casamadre BSA ha ancora reso noto ufficialmente il tasso di pirateria nel 2000, quando la legge non era ancora operativa a causa dell'assenza del regolamento attuativo della legge, né ovviamente si possono avere i dati per il 2001 in corso, ma Ardemagni dice che, in fila per 6% col resto di 2%, dopo la legge, c'è ancora il 44% di software illegale, questo contrasterebbe peraltro con il trend in costante decrescita (sempre secondo gli originali dati della BSA, originali nel senso di fantasiosi, eh! di oltre il 3% annuo negli ultimi 5 anni. Questo se fosse vero significherebbe che la legge invece che aiutare avrebbe fermato una naturale tendenza al dissolversi del problema.

Un altro bel risultato per questa legge e per la BSA.