E su! Storia (condominiale) d’una fiammata

Al condominio del Parapagal s’affaccia la società civile. È un po’ civetta, come una donna bella e oca, pavoneggia la propria vanità in cerca del pollo che la lusinghi di quei complimenti vuoti e vaghi che nel far contenta la pollastra rischiano di raschiar un po’ di carne dopo tanto brodo. Ma dacché la società civile è piuttosto composta da energumenazzi che hanno da ‘mo tramutato il proprio sano quoziente di ormoni scoperecci in un sublimato di grossolanità dialettiche da taverna di mailing-list, il risultato residuo è una fiammata d’idiozie vieppiù variopinte.

Le discussioni viaggiano tra il paranoico spinto, l’offeso al vetriolo, il coglionato rimbambito, il fuori-misura un tanto al metro, e i soliti ce-l’ho-più-grosso-io, e un discreto numero di quaquaraquà di provincia che al grido di ‘Occupiamo la tromba delle scale!’ sono sempre pronti a rivoluzionare il pianerottolo, che già nel condominio riuscirebbero a trovare poco seguito.

E giust’appunto, reminescenze garibaldine d’uopo, hanno dovuto scomodare i due mondi per metter su una cagnara da cagnetti in calore adeguata al primo scoppio di caldo della stagione più fredda del secolo.

Motivo del contendere: il vestito buono della domenica di Sora Lella che, generosa di forme e di costumi, turba le notti insonni delle cagnette del condominio che vedono l’ossetto dei di propri mariti, e lo vedono di ben raramente, contorcersi e dimenarsi qual piuma al vento al passare della bella rossa che usa ospitare senza per questo chiedere né permesso né venia al gineceo dell’androne, d’altro canto parco, seppur ben poco parco, di parche d’altrui stracapperi.

È una vergogna, uno sconcio – entre il marito tenta di placarla senza granché risultati, grida la Passero, cioè la signora Mara Passero, vasciaiola dei piani alti, a cui con buona approssimazione nessuno mai avrebbe rasato l’auiola.

Ignominia condominia ut exequituur demoscientiis – getta benzina su fuoco, il Professore della Rivoluzione, un tipaccio tanto insulso da non risultare neppure malvagio, perché è molto male in arnese e di solito declama le sue lezioni di fronte all’albero di cachi che qualcuno forse per fargli un torto o forse un piacere gli ha piantato nell’aiuola di fronte alla scala. Il Professore crede intensamente che due più due può fare quattro ma solo se l’ha deciso lui, e che avendolo deciso in sì tenera età pretende un certo qual diritto primigenio sulla matematica tutta. Va da se che il caco, bhé quand’è troppo e troppo e di tanto in tanto non si capisce come, fionda un frutto maturo maturo sul malcapitato declamante. A quel punto, per coincidenza malefica c’è da pensare, la gatta della Scala B dal muro di cinta esprime le proprie liquide rimanenze a mo’ di zampillo aereo per completare e di certo rifinire il quadro già sufficientemente compromesso. Sulla sorte dell’imbelle zimpellato si scompisciano in coro i condomini che, richiamati da gli ‘Hasta la porcaccia, venceremos’, non possono trattenere espressioni di irriverente giubilo all’indirizzo del zimbello.

Ma torniamo all’accorata concione.

Signori… signori… non dite sconcezze!- grida composto Alicio indicato dai più con l’accrescitivo voluttuario ‘Volere volare, Potere potare’, nella sua doppia veste di decano e di vicario dell’amministratore.

Si può sapere – grida Zuppetta, un uomo stempiato e senza molto spessore, – … – ma il resto della frase si perde nel baccano generale cosicché non si saprà mai cosa intendeva voler sapere da quanti attorno a lui bisogna dire non dessero comunque l’impressione di esser sapienti.

Che varia umanità!

Con la sua voce di mucca africana la Sora Lella rivendica la propria autonomia: nella scelta dei vestiti, dei partner occasionali e dei mariti (delle altre) abituali; e poi disquisisce di cos’è giusto e sbagliato, ammannisce lezioni di lingua, corregge dizioni e significanti, riporta definizioni, comunica dispacci, scomunica gl’infedeli, e come direbbe William Butler Yeats, se ne frega del linguaggio del popolo, avendo da tempo rinunciato a pensare da donna saggia e morigerata. E tant’è! Chi la ama la segua.

Almeno chiudesse le finestre – ribadisce la Sciura Giocca, una tipa alta alta, con due fanali spessi e grossi che l’Eco della Scala C sostiene usare il telescopio del figlio ottenne per meglio accertarsi del come quanto e uhlalà tutto il resto la sua diretta dirimpettaia combina a tutte l’or del giorno e della tarde.

Io dico che bisogna veder le prove – dice Papino Zollo, tenendo fissi gli occhi sulle bocce della contestata, prorompenti dalla sottana che s’intravede nel fiorato e svolazzante vestitino marino.

È che dobbiamo vedere e vedere! Ahò… ne abbiamo già viste troppe e troppe. Erimo io, la Sciura Giocca e Mara Passero qui presente… – abbaia la portiera col suo tono vocale da scetavaiasse, che giust’appunto dà una scossa alle nominate e a tutte le altre – e l’abbiamo vista mentre brigava nascosta dietro l’angolo, con quello… chillo bell’ommo… l’onnorevole, comme si chiama, che tene o nomme e ‘nu ciore, ma a me me pare ‘na carcioffola. E pensare che gliel’avevo presentato io…

E c’ero pur’io – dice la vedova del terzo piano, che non c’era in verità ma per darsi un tono.

Embé – sbuffa l’inquisita – Ormai è stato tant’anni fa. E poi l’onorevole è tanto un bell’uomo…

Quello che fu, è e sempre sarà – sentenzia il Professore, che per tutta risposta ottiene che le pinzochere baciapile partono in batteria a farsi il segno della croce e via giù di ‘Amen’ e ‘E sempre sia lodato’.

Ma ché, ma ché! Grattatio pallorum omnia mala fugat – salta su quello, noto mangiapreti e miscredente, provvedendo ad una forma scaramantica equiparabile, un po’ meno incrociata, ma certo condotta a latitudini ben inferiori.

Il problema gli è che la Lella ci ha ragione, mie care signore! – sentenzia Baduzzo, il piacione con una mosca di barba del quarto piano, che di tanto in tanto è ammesso alle grazie dell’imputata. – Il problema è che quest’assemblea non dovrebbe occuparsi di cose così.

E di che si deve occupare bellimbusto? ehh aha! – roteando gli occhi, il naso e le mani in un gesto vieppiù sconcio, entra in discussione Ada Randola, ben nota per una certa velenosità nel trattare le questioni personali

È proprio così – continua quello guardando di sottecchi la bella – cosa c’era all’ordine del giorno?

Sì sì – fa il coro dei maschi – all’ordine del giorno! All’ordine del giorno!

Punto uno – fa Alicio – installazione di una rampa nel garage per permettere allo scolo refluo di fluire autonomamente nel canale…

Ma che punto uno e punto uno di questa beata mazza! – scatta la Sciura Giocca – questa schifosa ha troppi clienti. Puah.

Ma signora – fa Alicio sfoderando il più suadente dei suoi sorrisi – dobbiamo rispettare le regole della democrazia. L’importante è partecipare!

Idiota – fa sottobanco Baduzzo – quella è un’altra cosa.

Ceerto, la democrazia è importante – fanno i maschietti per confondere le acque

Occhio a come parli – dice Mara Passero al marito, puntandolo con una mano con quattro dita tese che vogliono dir tutto – che quando torniamo a casa te la faccio vedere io la democrazia – tutti gli altri capiscono la sonata e si comportano di conseguenza guardando di sottecchi mogli e quanto altro.

‘Nvidiosse – fa la Lella, con un’alzatuccia di spalle

Ma sta’ zitta, trota – dice più o meno Ada Randola, più pungente che mai

È tutta colpa di Somma – sbraita il Professore

Al che tutti rimangono attoniti. “Che minchia c’entra Somma?” Si chiedono. Anche perché il personaggio è assente e nessuno immagina dovesse essere veramente rilevante nella questione del contendere.

C’entra, a priori – scatta il Professore paonazzo in volto che sembra la bandiera della quarta internazionale. – Nel 1918 lui ha fatto non mi ricordo cosa, ma mentre lo faceva disse non mi ricordo cosa, che insomma non mi ricordo perché, cioè: è chiaro! La colpa è sua.

Sua di che? – fanno tutti

Sua… di tutto! – fa il Professore – ecco, per esempio, quando avevo otto anni, cioè ero già un po’ grandino, ecco… mi sono fatto la pipì a letto… bhé era colpa sua!

Ma se non era ancora nato! – dice uno che lo conosce

Ecco! È per questo. Se allora fosse già nato allora non mi sarei fatto la pipì sotto… – il Professore non sembra convincere nessuno – Ah, ecco la prova definitiva: io avevo fatto questa cosa…

Cosa?!? – chiedono tutto

Cioè – dice lui – una cosa… che non posso dire… proprio… zero

E allora – dicono tutti

E lui… (piangendo)… lui… me l’ha criticaata (piangendo più forte). Cattivo! Cattivo!

Su su, non fare così – dice Alicio – oggi ho imparato un verso, chissà se piace a tutti.

Così nel bel mezzo della riunione, Alicio con quella sua capigliatura un po’ poca ai lati della capoccia, si alza in piedi sulla sedia e inizia a declamare:

C’era un Professore della rete, un poco tocco
che non voleva sembrare né fesso né allocco
A tutti diceva idiozie e spesso sbraitava
Nessuno lo capiva, nessuno apprezzava
il Professor con la testa dura come un ciocco

E giù applausi a scena aperta. Sarà la tensione dell’esame. Sarà quel che sarà. Ma quella sera, anch’io, mi sono fatto una grassa risata.

E alla fine ho scaricato, e tutto è andato giù. Com’era giusto.

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