Manifesto tecnico dei programmatori futuristi

Per i giovani programmatori del mondo!

Il grido della ribellione che lanciamo qui, nel quale piantiamo fermamente i nostri ideali accanto a quelli dei pittori Futuristi, non proviene da una chiesuola estetica, ma, al contrario, esprime il violento desiderio che ribolle oggi nelle vene di ogni programmatore creativo.

Noi vogliamo combattere ad oltranza contro la religione fanatica, incosciente e snobistica del passato, alimentata dall’esistenza nefasta delle riviste accademiche. Ci ribelliamo contro l’ammirazione pigramente supina per i vecchi sistemi operativi, i vecchi linguaggi,  le norme arcaiche, e contro l’entusiasmo per tutto ciò che è pieno di bachi, è marcio con il codice borioso e nutrito dall’obsolescenza. Noi giudichiamo ingiusto —criminale addirittura— il disprezzo abituale per i programmi costruiti in modo diverso ed originale, nuovi e palpitanti di vita.

Compagni! Noi annunziamo anche a voi che il progresso trionfante nelle altre scienze ha portato, in tutta l’umanità, cambiamenti così profondi da tracciare un abisso tra il passato e noi creature libere saldamente fiduciosi nella radiosa magnificenza del futuro.

Noi siamo nauseati dalla pigrizia vile che, fin dal 1970, ha lasciato i nostri programmatori sopravvivere solo attraverso una riprogrammazione incessante delle glorie del passato.

Per i professionisti di altre discipline, la programmazione è ancora una terra di morti, un’immensa Pompei biancheggiante di sepolcri. Ma la programmazione sta rinascendo, e sulla scia del suo risorgimento politico è in corso una rinascita intellettuale. Nelle autostrade delle nostre città brulicanti, i pistoni delle nostre automobili vengono sparati dalla scintilla di microprocessori. Nella terra dei pantofolai, i computer controllano gli apparecchi della nostra esistenza quotidiana. Nei campi della tecnologia tradizionale si è colpiti oggi da un nuovo slancio, da folgoranti ispirazioni per qualcosa di assolutamente nuovo.

Solo questa programmazione è fondamentale quando trova i propri elementi nelle persone che la utilizzano. I nostri antenati trassero materia per la loro programmazione dall’atmosfera religiosa che opprimeva i loro programmi. Ora dobbiamo trarre ispirazione dai tangibili miracoli della vita contemporanea, dai lettori portatili che portano la musica digitale alle masse, dagli aerei supersonici che raggiungono la velocità di volo attraverso la leggerezza di peso, i televisori portatili che sono disponibili in tutto il mondo e si accendono in tempi inferiori rispetto a qualsiasi sistema informatico, dalla lotta convulsa per la conquista dell’ignoto. Quindi, come possiamo rimanere indifferenti alla frenetica attività delle grandi città, alla tutta nuova psicologia di programmazione che prende il volo solo dopo il tramonto, alle figure febbrili del viveur, della cocotte, dell’hacker, dei tossicodipendenti al caffè?

Volendo noi pure contribuire al necessario rinnovamento rinnovamento di tutte le espressioni di programmazione, abbiamo risolutamente dichiarato guerra contro tutti quei programmatori e contro tutte quelle istituzioni che, comunque mascherati da pseudo-modernità, rimangono impantanati nella tradizione, nell’accademismo, nella loro ripugnante pigrizia mentale.

Noi denunciamo al disprezzo dei giovani tutta quella canaglia incosciente che nella Computer Science applaude a una stomachevole rifioritura di classicismo rammollito; che a nel MIT esalta dei nevrotici cultori dei sistemi a finestre trasparenti in rete —arcaismo ermafrodito; che nelle aziende informatiche rimunera una pedestre e cieca manualità settantaquattresca; che a Berkeley incensa una programmazione da funzionari governativi in pensione, e nell’IBM glorifica un farraginoso patinume da alchimisti fossilizzati!

Insorgiamo, insomma, contro la superficialità, la banalità e la facilità bottegaia e cialtrona che rendono profondamente spregevole la maggior parte dei programmatori rispettati di ogni regione della Silicon Valley.

Via, dunque, restauratori prezzolati di vecchi programmi! Via, archeologhi affetti da necrofilia cronica! Via, dirigenti, compiacenti lenoni! Via, accademici gottosi, professori ubbriaconi e ignoranti! Via! Domandate a questi sacerdoti del vero culto, a questi depositari delle leggi estetiche, dove siano oggi le opere di Henry Massalin; domandate loro perché i loro sistemi operativi ufficiali non si accorgano dell’esistenza del codice auto-modificante; domandate loro dove sia apprezzata l’arte dell’interfaccia utente per il suo giusto valore!…E chi si cura di pensare ai programmatori che non hanno vent’anni di lotte e di sofferenze, ma che pur vanno preparando opere destinate ad onorare la patria? Hanno ben altri interessi da difendere, i critici pagati! Le mostre i cartelli d’imprese, e i dipartimenti superficiali e non mai disinteressati condannano l’arte della programmazione all’ignominia di una vera prostituzione! E che diremo degli “esperti”? Suvvia! Finiamola, cogli Agilisti, cogl’Estensibilisti, coi Toolkettari, coi Libreristi!…Li abbiamo sopportati abbastanza, tutti codesti impotenti programmatori di software da villeggiatura! Finiamola con gli sfregiatori di spazio disco che ingombrano i computer e profanano le nostre memorie veloci come la luce! Finiamola con l’architettura affaristica degli appaltatori di codice prefabbricato! Finiamola coi decoratori di codice da strapazzo, coi falsificatori di tecnologie, coi maestri di software cosmetologico che si offrono al migliore offerente e coi manager sciatti e balordi! Ed ecco le nostre conclusioni recise: Con questa entusiastica adesione al futurismo, noi ci proponiamo:

  • di distruggere il culto del passato, l’ossessione con tutto le cose vecchie, la pedanteria accademica e il formalismo
  • di lanciare il nostro profondo disprezzo su ogni ultima forma di imitazione
  • di esaltare ogni forma di originalità, anche se temeraria, anche se violentissima
  • di sopportare con coraggio e con orgoglio il marchio della “follia”, con cui cercano di imbavagliare tutti gli innovatori
  • di guardare agli “scienziati informatici” allo stesso tempo come inutili e pericolosi
  • di ribellarsi contro la tirannia delle parole come “estensibile” “riutilizzabili”, espressioni così elastiche che con grande semplicità possono essere utilizzate per demolire l’arte di Atkinson, Baumgart e Deutsch
  • di spazzare fuori dal campo mentale di programmazione tutti i temi e soggetti già sfruttati
  • di esaltare e magnificare la vita moderna, incessantemente e tumultuosamente trasformata dalla scienza trionfante

Lasciate che i morti siano seppelliti nelle viscere più profonde della terra! Lasciate che la soglia del futuro sia ripulita dalle mummie!

Largo ai giovani, ai violenti, ai testardi!

Pittore Umberto Boccioni (Milano)
Programmatore Paul Haeberli (Menlo Park)
Programmatore Bruce Karsh (Los Altos)
Programmatore Ron Fischer (San Francisco)
Programmatore Peter Broadwell (Santa Cruz)
Programmatore Tim Wicinski (Mountain View)

15 giugno 1991

Questo manifesto si basa su:
U. Boccioni. Il Manifesto del Futurismo Pittori. Febbraio 1910.
Dal libro di:
E. Coen. Umberto Boccioni. Abrams, 1988.

 

Da “The Manifesto of the Futurist Programmers”

 

Riferimenti:

  1. Manifesto tecnico dei Futuristi di Umberto Boccioni

Categories: Garbage Collection

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