SAN VALENTINO: mettiamo le cose nella giusta prospettiva.

San_valentino San Valentino, al secolo Valentino da Interamna, è venerato come santo da tutte le chiese che ammettono il culto dei santi, quella cattolica, quella ortodossa e in sovrapprezzo pure quella anglicana, per quello che conta.

Diciamo che appare un tantinello paradossale che sia diventato il patrono di una ciurma di fornicatori spendaccioni senza un minimo di talento né un’idea originale: cioè gli innamorati. Di certo ha avuto quello che si merita. Per la sola idea di aver inculcato nella testolina vuota di tante gentili appartenenti al sesso debole, che poi uno si chiede debole di che se non di comprendonio, venne ucciso, ma non prima di essere torturato ben bene, rosolato, spellato, punzecchiato e pure un po’ lardellato sembra, e lì mi ci sarei divertito pure io un po’, ma poi da morto pure decapitato nottetempo e per non saper né leggere né scrivere i suoi discepoli Proculo, Efebo e Apollonio che ebbero l’ardire di dargli sepoltura vennero a loro volta martirizzati, e i loro discepoli martirizzati e via dicendo in un infinita ricorsiva serie di martiri giù giù fino a quei poveri idioti che fino ad oggi si trascinano come tanti beoti alla ricerca del “presente”, vero tempo perduto, per cui madeleine della memoria sono sedici cifre della Visa o il pin del Bancomat.

Capiamoci, all’età dei ventuno quello era già Vescovo, diciamo che pure la legge sulla pedofilia avrebbe chiuso un occhio per lui. Prima passa da Roma per predicare bene il Vangelo e razzolar male con le signore del luogo. Com’è, come non è… ne fa una sorta di religione tutta sua. Qualcosa tipo il bunga bunga ante litteram. Si sparge la voce e l’imperatore Claudio II gli girano, gli intima di smettere. Quello gli fa vedere come butta, e Claudio lo grazia lo pone sotto il proprio diretto controllo, diciamo una sorta di Lele Mora del tempo. Vabbé poi Aureliano lo arresta, lo fa flagellare, gli frega le escort e alla fine lo fa fuori. Crepa a 97 anni e senza neppure il Viagra, per chi s’illude oggi.

Capitolo reliquie. Si contano di questo farabutto: due tibie (una a Terni e l’altra a Ozieri), quattro costole (Terni, Molteno, Lecce e Mirano), una quantità quasi non numerabile di falangi e falangette distribuite un po’ su tutto il globo terracqueo e soprattutto un paio di prepuzi. Un paio. Vabbé e quello per questo è un santo.

Quanto a miracoli non è che sta messo benissimo, la Chiesa ne conta solo due, il minimo sindacale per la santificazione. Uno è che sembra che ridette la vista ad una cieca che era la figlia del suo carceriere la notte prima di venir decapitato. Dopo nove mesi però nacque un bel bambino. E lui aveva 97 anni. Ora non si sa bene quale dei due era un miracolo. Il secondo miracolo però è quello più cogente. Viene dalla California. Due ragazzi si stavano menando, passa lui gli mette una rosa in mano a tutti e due e quei due lo guardano, guardano la rosa, poi riguardano lui, poi si guardano tra di loro… e iniziano a menarlo. Cosa c’è di miracoloso in questo? Non si sa, fatto sta che dopo a San Francisco ammisero i matrimoni gay. E questo ha un certo valore in sé, sebbene la Chiesa ancora fatica a capirlo.

Esiste pure un terzo miracolo in verità. Ma non è ufficialmente conteggiato. Però è bello. Valentino, già vescovo di Terni, unì in matrimonio la giovane cristiana Serapia e il centurione romano Sabino: l’unione era ostacolata dai genitori di lei ma, vinta la resistenza di questi, si scoprì che la giovane era gravemente malata. Il centurione chiamò Valentino al capezzale della giovane morente e gli chiese di non essere mai più separato dall’amata: il santo vescovo lo battezzò e quindi lo unì in matrimonio a Serapia, dopo di che morirono entrambi. Che è proprio uno di quei miracoli fatti bene bene. Che uno dice “vissero felici e contenti”… Vissero, oddio…

Alla fin fine, San Valentino era proprio una persona poco raccomandabile, fuori di testa, perennemente infoiato e un malfattore di prim’ordine. Perfetto per fare il santo, e giusto giusto per fare il protettore degli innamorati.

 

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