Un disclaimer non-gattopardesco per il PD

Alla mia piccola polemica sul disclaimer che il PD usa nelle mail di propaganda elettorale risponde la responsabile del trattamento (credo sia dei dati personali, ma trattandosi del PD chissà).

Caro Sig. Emmanuele,

la necessità della presenza di un informativa, che per le mail si definisce disclamer,associata ad ogni comunicazione che viene inviata ai priopri contatti è semplicemente un obbligo dettato dal D.lgs 196/2003,e non è in nessun modo parte del messaggio politico o di qualsiasi metamessaggio lei identifichi nei testi che riceve dalla Direzione del Partito o da una o tutte le Mozioni congressuali.

Ma soprattutto non vuole essere e non è una minaccia. L’informativa deve indicare i diritti ma anche i doveri degli utenti. Puo certamente essere più o meno esplicita, ma se pure non avessimo esplicitato quali sono i rischi che si corrono ad utilizzare impropriamente i contenuti inviati, questi non sarebbero certo cambiati. L’obiettivo non è minacciare ma responsabilizzare gli utenti.

Capisco quello che lei vuole dire, che è proprio dell’agire all’interno di un partito il fatto di condividere le idee e i materiali che questo produce, ma è pur vero che questi contenuti potrebbero essere manipolati prima di essere diffusi o inviati a qualcuno che non ha piacere nel riceverli. L’informativa così esplicitata serve proprio a delimitare i limiti di questa responsabilità.

Infine non sono consulenti delle singole mozioni ad elaborarlo, ma è lo stesso che è stato elaborato dal Responsabile in linea con quanto definito dal D.lgs 196/2003 e che viene inviato per ciascuna mozione, ed è in tutto simile, solo più breve, di quello che è presente in tutte le comunicazioni inviate dal Partito Democratico.

Cordiali saluti

Vanina Rapetti
Responsabile del trattamento
Partito Democratico

Dirò… la risposta non mi entusiasma e interloquisco:

Gentile Dr.ssa Rapetti,

nel ringraziarla per l’illuminante risposta non posso che rinvenire proprio in questa, se possibile, ancora maggiore ragione di sconcerto.

La sua risposta è un perfetto esempio di, mi permetta il toscanismo, supercazzola burocratica che snatura il senso stesso della comunicazione online.

L’adesione supina ad una prassi balorda dovuta alla cattiva interpretazione della leggi che situa la sua (e ahimé anche la mia) organizzazione nel novero di quelle ‘imprese’ che non capiscono nulla di Internet e nulla fanno per usarla adeguatamente.

Se è così convinta di quanto dice, senza che lei rinvenga nella mia richiesta alcuna volontà polemica -o forse con tutte quelle ‘lecitamente’ possibili-, potrebbe dirmi in quale passaggio della legge si riporta testualmente l’obbligo di minacciare azioni legali verso gli ‘utenti’ di una comunicazione online (ammesso che iscritti del partito, siano poi ‘utenti’) per tutelare i PROPRI diritti di organizzazione. Mi sembrava che quella legge fosse stata realizzata per tutelare la privacy degli UTENTI, vero?

A me sembra, e credo che vorrà facilmente smentirmi codici alla mano, che alcuna normativa imponga l’adozione di tali disclaimer, tant’è vero che gran parte delle organizzazioni non la usano, e non per ignoranza, mi creda. Forse solo per maggiore ‘eco-compatibilità’ con il mondo nel quale si muovono: Internet.

Scendendo nell’ambito del diritto la presenza del disclaimer, in quella forma, discende dalla necessità PER IL MITTENTE di limitare il proprio carico di responsabilità nell’ambito dell’art. 616 del vigente codice penale, in materia dei delitti contro l’inviolabilità dei segreti. Secondo un parere legale:

“Alla posta elettronica può difatti, ormai, applicarsi la disciplina penalistica prevista dal nostro vigente codice penale (secondo cui per “corrispondenza” si intende quella epistolare, telegrafica, telefonica, informatica o telematica ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza) il quale all’art. 616, in materia di delitti contro la inviolabilità dei segreti, stabilisce: “Chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta, ovvero sottrae o distrae, al fine di prenderne o di farne da altri prendere cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta, ovvero, in tutto o in parte, la distrugge o sopprime, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a un anno o con la multa.”

Secondo giurisprudenza consolidata, prendere cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa significa apprendere tutto ciò che è affidato alla protezione della busta, ma presupposto del reato è che sulla busta vi sia il nominativo del soggetto destinatario e non il mio (inserito erroneamente) in quanto altrimenti sono legittimato alla presa di conoscenza del contenuto perché tratto in errore dalla presenza del mio nominativo…

In conclusione, ricevere una e-mail non palesemente non inviata a noi, non può comportare alcuna conseguenza giuridica, a nulla valendo una qualsiasi forma di diffida contenuta nel disclaimer.” (Avv. Valentina Frediani)
Orbene, QUESTO è il motivo, assolutamente manfrinistico e privo di qualsiasi utilità e fondamento giuridico per cui le aziende usano questi disclaimer.

Quanto al residuo di supercazzola su cui si è inerpicata, ovvero “…questi contenuti potrebbero essere manipolati prima di essere diffusi o inviati a qualcuno che non ha piacere nel riceverli”, la risposta è: embé? Perché lei ritiene che l’apposizione del disclaimer cambi in un qualche modo il diritto applicabile relativo alla manipolazione e alla comunicazione? No. Certamente no, vero? Se reato venisse compiuto -manipolando o comunicando inappropriatamente- il disclaimer sarebbe considerato un’aggravante? Contribuirebbe in maniera sensibile a modificare il quadro giuridico di un eventuale repressione del misfatto? No. No. No. E no!

Quando lei parla di ‘responsabilizzare l’utente’ (e già sul termine utente ci dobbiamo ancora mettere d’accordo ma questa volta gliela passo) io intravedo una volontà paternalistica che proprio mal si addice ad una organizzazione moderna e ‘laica’. Non sono ancora sceso in tema di fatto, ma per quanto riguarda il metodo, la sola idea di imporre agli iscritti un predicozzo su cosa possono o non possono fare con le informazioni che gli mandate è un errore. E lo sarebbe anche se voi non foste un partito politico ma il macellaio sotto casa.

E ora parliamo del contenuto. Probabilmente mi rivolgo alla persona sbagliata, che pure è stata così gentile a rispondere prontamente. Purtroppo il sig. Mozione non s’è ancora fatto sentire… nel frattempo è arrivato un’altro… evvabbé

In termini di fatto l’adozione del disclaimer è improprio per una comunicazione propagandistica, che sulla sua ampia pubblicità deve fare leva per coinvolgere ed appassionare. E non certamente l’occasione per fare inutili e controproducenti predicozzi, ma soprattutto porre gli (…sigh…) utenti nell’incertezza di cosa possono o non possono fare con quell’informazione.

Mi è chiaro che il partito abbia una organizzazione che utilizza il dominio e presumibilmente le email afferenti a tale dominio per attività legate alla propria natura, e che in questi casi un disclaimer -per quanto inutile, come visto, e controproducente per chi, come me, si occupa di questi mezzi da un po’- possa essere giustificato secondo la prassi, idiota, comune.

Ma non certo per l’email propagandistica!

La stessa lettera è infatti disponibile su internet, direttamente dai promotori (http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=Attachment&id=facb8efc733e01cefeb5a35e9ebfe211 ) o in una mezza dozzina di blog, senza che nessuno sentisse l’esigenza di “minacciare” gli utenti.

Infine: perché il partito non tratta allo stesso modo la comunicazione sugli altri mezzi? Se l’immagina sui cartelloni elettorali? “Non fate il naso da clown a Bersani, sennò vi mandiamo in Galera!” o sui volantini “L’utilizzo non autorizzato di questa carta sarà severamente punito! E se vi scappa peggio per voi!”

Non apro, per carità di patria, un discorso sullo stato di palese insufficienza di uno statement sulla privacy degli utenti del sito partitodemocratico.it e probabilmente della modalità di autorizzazione al trattamento acquisite sia attraverso il sito che attraverso le strutture territoriali, la invito solo a misurare la differenza tra quanto viene fatto dal PD e quanto, per fare un esempio, viene realizzato su questo sito: http://www.barackobama.com/privacypolicy/

A partire da questi dati lei crede ancora che il predicozzo sotto quelle mail sia veramente utile?

Se veramente dipende da lei, lo levi. Che è meglio.

Buon lavoro,
Emmanuele Somma

PS – Se posso rinnovo comunque la richiesta nei riguardi dei consulenti, che se avessero avuto la testa sulle spalle avrebbero fatto loro questo discorso con il Responsabile del Trattamento. In più a questo punto, dopo questa prova, chiederei seriamente se a tale Responsabile se si sente veramente adeguato a ricoprire un compito così critico in una organizzazione moderna.

Risultato?

Il disclaimer passa da:

Qualsiasi utilizzo non autorizzato del contenuto di questo messaggio
è severamente proibito e sottopone il responsabile a conseguenze
civili e penali.

a

Qualsiasi utilizzo non autorizzato del contenuto di questo messaggio
è severamente proibito e sottopone il responsabile alle conseguenze
previste dal d. lgs.vo n. 196/2003.

In definitiva? Bla bla bla bla….

Categories: eGovernment

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