[BP21k] La lezione dell’arte applicata: “Muoia Baudelaire…”

Si identifica comunemente un “oggetto artistico” con qualcosa la cui realizzazione, astratta da un valore pratico, è guidata da un proposito estetico ed è valutata per la propria bellezza intesa come risultato di soddisfacimento mentale o per la sua capacità di comunicare emozione, principalmente attraverso una economia espressiva.

L’artista moderno ha imparato a fare i conti con la riproducibilità tecnica del proprio lavoro ed ha potuto approfondire tutta una serie di questioni relative al valore pragmatico della propria opera. È un ritorno alle origini dell’arte, né immediato né indolore.

Il rapporto con la tecnologia ha un ruolo importante nello sviluppo dell’attività artistica. Nel secoli, sia la forma di questo rapporto, sia la consapevolezza dei protagonisti della ricerca artistica, hanno avuto un contrastante andamento. Nel Rinascimento i grandi artisti erano anche grandi “tecnologi” come Leonardo da Vinci o Michelangelo. Nei secoli successivi la sempre maggiore separazione tra i saperi tecnici, scientifici e artistici ha dato luogo ad una rigida scissione culminata con l’industrialismo, da un lato, e il movimento romantico dall’altro.

Proprio quando il movimento romantico giunge al suo culmine lo sviluppo della tecnologia rende disponibili i primi strumenti tecnici di comunicazione e di rappresentazione: l’ideale della natura “assoluta” e “separata” dell’arte, propugnata dai romantici, entra in crisi.
La crisi è determinata dalla necessità di rappresentare la nuova realtà sociale in preda alle profonde trasformazioni e agli aspri conflitti della vita moderna. Necessità di una rappresentazione del reale come oggetto dell’arte e della letteratura che trova nelle correnti realiste la sua massima espressione.

I cambiamenti sono però più profondi. L’innovazione tecnologica investe la comunicazione e la rappresentazione delle idee, non solo nella semplificazione della proiezione di quanto già portato dall’arte, ma attraverso la disponibilità di forme di produzione del lavoro intellettuale e creativo del tutto nuove. L’artista moderno non può rimanere indietro. Non può abdicare al ruolo di comunicatore assoluto sol perché è poco in grado di padroneggiare il nuovo mezzo tecnico.

Grande parte della critica si è concentrata sul valore delle industrie fotografiche, cinematografiche o editoriali nella tessitura di una nuova cultura di massa in cui la riproduzione meccanica del lavoro intellettuale acquisisce valore centrale. Si realizza un nuovo contesto in cui la funzione sociale dello scrittore e dell’intellettuale ma soprattutto il suo modus operandi mutano sostanzialmente.

La transizione verso la società industriale muta spesso la forma dell’intellettuale in artista industriale. Una consapevolezza conseguita per stadi nel mondo ancora rarefatto dell’accademia d’arte, ma ben vivo nell’arte da strada, che ha compiuto da tempo la propria ‘rivoluzione’ dei costumi.

La risposta è bivalente: da un lato lo sdegnoso rifiuto della moderna tecnologia che sfocia nell’irrazionalismo o nell’idealismo, dall’altro una attrazione fatale al punto di socrificare l’afflato creativo per la mera esaltazione tecnologica. Tra i due estremi una panoplia di esperimenti, tentativi, proposte e occasioni, che hanno reso l’arte dell’inizio del secolo XX l’entusiasmante fiorire che si è dimostrata.
Lo scontro fu tutt’altro che dolce, coinvolgendo i massimi dell’epoca. Di fronte alla fotografia, appena nascente, Baudelaire in veste di azzimato critico d’arte afferma che “l’arte verrà rovinata dalla fotografia grazie alla sua naturale alleanza con la riproducibilità in serie”. L’arte, dice Baudelaire, verrà rovinata…

È l’individuo eccezionale che parla. Intriso di quella ideologia romantica mutuata dalla lunga tradizione della cultura occidentale, per cui l’attività creativa non poteva che essere prodotto dell’eccezionale forza d’animo di un uomo eccezionale, se non del Dio-dentro-l’Uomo. L’opera d’arte non può essere che, ad immagine e somiglianza del suo creatore, oggetto unico e irripetibile.

La promessa tecnologica di una continua e potenzialmente infinita riproduzione non solo mette in pericolo il commercio artistico, o lo status culturale dell’autore, ma scardina alle fondamenta questa visione assolutistica dell’arte. “Muoia Baudelaire con tutti gli ingegneri”, sembra dire nel suo commento: è l’arte stessa a venire meno, e non l’artista poco aggiornato, qualora si dovesse accettare la logica della riproducibilità.

Categories: Computer Society, programming, Scritture

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