[BP21k] Bauhaus Programming 2100 e le radici artistiche della programmazione come arte figurativa

La programmazione è diretta discendente delle arti figurative delle avanguardie artistiche del Novecento. Un percorso che, come vedremo, assorbe le lezioni estetiche di tutti i principali movimenti artistici, dall’impressionismo all’espressionismo, dal dadaismo al surrealismo, dal cubismo al futurismo e all’astrattismo, che ne diventano allo stesso tempo riferimenti ancestrali e obbiettivi onirici produttivi.

Bauhaus Programming 2100

Bauhaus Programming 2100

Il programmatore come artista della figura realizzata con il suo sorgente e nel suo sorgente.

La domanda a cui questo saggio vuole rispondere pragmaticamente è: può la programmazione essere considerata l’ultima (in termini temporali ma probabilmente anche in senso cognitivo) arte figurativa? È possibile e comprensibile l’analisi critica dei percorsi individuali e collettivi alla luce di una poetica specifica di questo “sistema” che è, al tempo stesso, mezzo e messaggio.

La risposta, scontata data la profondità dell’indagine, è affermativa. La programmazione dei computer è arte e mestiere che può essere analizzata rispetto ai propri bagliori estetici piuttosto che dall’afflato etico che ne promana.

Obbiettivo dichiarato del lavoro è quello di equilibrare una più vasta, e conseguentemente non più meditata, pubblicistica sulle caratteristiche etiche della programmazione, e in particolare luogo quella comunemente denominata libera.

Possibilità di un’arte figurativa senza rappresentazione figurata

La programmazione libera non è una inflorescenza casuale di libertà ma la (con)-fusione deliberata dell’animo umano, con tutto il suo fardello di contraddizioni, e un metodo espressivo concludente e construens. Laddove la programmazione è paragonabile all’architettura privata o l’arredamento d’interno la programmazione libera è architettura pubblica (Gropius Ward).

Nel capitolo 1 si introdurranno le ragioni dell’idea che porta a sintetizzare la formula chimica della programmazione come discendente dell’ultimo paio di secoli di arti figurative. Nelle parole di Van Gogh, di Ensor, di Munch, di Vlaminck, di Kandisky, di Klee, in queste troveremo ragioni più che valide per considerare attiva una poetica comune del codice sorgente non contrapposta alla pragmatica vitalità produttrice dei programmatori. Una poetica tout-court. Forse un vagito inconscio ma non certo silente o nascosto. Chiaro ed evidente.

Il capitolo 2 ripercorrà la leggendaria nascita del nuovo mercato fonte della Società dell’Informazione alla luce delle considerazioni estetiche, abbandonando le classiche interpretazioni economiche o sociali, etiche o funzionali, che non rispecchiano completamente, e forse affatto, l’animo dei ‘selected few’, animi sensibili e tormentati, hanno fatto di questo mondo il mondo della speranza e del riscatto.

È il capitolo 3 a consegnare nelle mani del lettore sei casi di analisi del manufatto programmativo come sistema figurativo. Sei progetti tra i tanti ma tra i più, i più significativi, per sostenere che è la portata estetica a decretare il successo o l’insuccesso della programmazione, più di quanto non lo siano i valori morali o economici, pur non trascurabili.

Nel capitolo 4 si costruisce una poetica della programmazione verso cui l’artista/programmatore può tendere nelle sue pratiche realizzazioni. Poetica di gioco e di sostanza, di arte e di prodotto, in cui il manufatto informatico, in perfetto parallelo con quello delle presentazioni/rappresentazioni del mercato dell’arte ‘tradizione’, diventa qualcosa apprezzabile ‘between peers’ alla luce delle sue caratteristiche non funzionali ma estetiche. Poetizzare programmando nel tentativo di esaurire un luogo cognitivo.

Il quinto e ultimo capitolo delinea un quadro ultra-moderno dell’essenza curriculare del ‘nuovo-programmatore’ che sappia fondere la capacità formale dell’analisi scientifica alla profonditè lirica della sintesi estetica.

Dall’introduzione di “Bauhaus Programming 2100”

Categories: Computer Society, programming, Scritture

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