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	<title>exedre's riverrun joyce</title>
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		<title>L.S.D. Poetico</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 14:56:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Messa a letto la bimba. Io ieri sera, non potendo essere con voi nel corpo, vi ho pensato. E mi sono fatto una mezzoretta di LSD. Poetico. Forse. Emmanuele L.S.D. Poetico &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; L.S.D. sta per letteratura semi-definizionale [ cfr. OULIPO - La letteratura potenziale (Creazioni Ri-creazioni Ricreazioni) a cura di Ruggero Campagnoli e Yves Hersant [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Messa a letto la bimba.</p>
<p>Io ieri sera, non potendo essere con voi nel corpo, vi ho pensato.</p>
<p>E mi sono fatto una mezzoretta di LSD.</p>
<p>Poetico.</p>
<p>Forse.</p>
<p>Emmanuele</p>
<p>L.S.D. Poetico<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>L.S.D. sta per letteratura semi-definizionale [ cfr. OULIPO - La<br />
letteratura potenziale (Creazioni Ri-creazioni Ricreazioni) a cura di<br />
Ruggero Campagnoli e Yves Hersant (1985) Editrice CLUEB Bologna ].</p>
<p>Forse.</p>
<p>La frase di partenza è:</p>
<p>&#8220;A Bertinoro un gruppo di indisciplinati studenti fecero nottate<br />
sfrenate e divertenti&#8221;</p>
<p>Le definizioni sono desunte da &#8220;Dizionario della lingua italiana&#8221; di<br />
Devoto-Oli (1995) Ed. Le Monnier</p>
<p>* Definizioni della prima iterazione</p>
<p>(A) Bertinoro (un) gruppo (di) indisciplinati studenti (fecero) nottate<br />
sfrenate (e) divertenti</p>
<p>A questo punto si estraggono le definizioni delle parole scelte</p>
<p>BERTINORO       Storico centro abitato nelle colline della Romagna (aggiunta)<br />
GRUPPO          Insieme individuato da una propria configurazione o fisionomia<br />
INDISCIPLINATO  Insofferente o noncurante di qualsiasi norma disciplinare<br />
STUDENTE        Iscritto ad un corso regolare di studi o a una facoltà<br />
universitaria<br />
NOTTATA         La durata di una notte, soprattutto con riferimento alle<br />
condizioni atmosferiche<br />
SFRENATO        Privo di ogni controllo, ritegno o moderazioni<br />
DIVERTENTE      Piacevomente interessante</p>
<p>E con queste si tenta la realizzazione di una poesia</p>
<p>* Risultato della prima iterazione</p>
<p>Nello storico centro non lontano dal mare<br />
l&#8217;insieme definito dalla sua configurazione<br />
stette, insofferente di ogni norma, noncurante<br />
pur se iscritto a un corso regolare</p>
<p>Per tutta la notte che dura quanto un regno<br />
per quest&#8217;atmosfera che non solo io sento<br />
chi più non si controlla, ha moderazione o ritegno<br />
passa questo tempo in piacevole interessamento</p>
<p>* Definizioni della seconda iterazione</p>
<p>Si itera il procedimento e dal risultato precedente si ricercano le<br />
seguenti definizioni:</p>
<p>STORICO         Destinato a rimanere memorabile o avere notevoli conseguenze sul<br />
futuro<br />
CENTRO          il punto dell&#8217;asse ottico per il quale ogni raggio passa senza<br />
subire deviazione<br />
LONTANO         Separato da una notevole distanza<br />
Esteso nello spazio e nel tempo<br />
MARE            Simbolo di quantità incommensurabile<br />
INSIEME         Compagnia o convivenza<br />
Oggetto di una visione o considerazione complessiva<br />
DEFINITO        Determinato fissando limiti<br />
CONFIGURAZIONE  Posizione della Luna rispetto alla Terra e al Sole<br />
INSOFFERENTE    Suscettibile e dominato da impazienza<br />
NORMA           Singolo precetto morale<br />
Moda di una serie che compare il massimo numero di volte<br />
NONCURANTE      Colpevole di inosservanza delle regole elementari imposte dal<br />
dovere<br />
ISCRITTO        Chiunque faccia con continuità parte di una istituzione<br />
CORSO           Movimento regolare e continuo<br />
Circolazione legale della moneta corrente<br />
REGOLARE        Conforme a norma regolamentare<br />
NOTTE           L&#8217;intervallo di tempo tra il tramontare e il sorgere del Sole<br />
DURA            Prolungata oltre il consueto e il previsto<br />
REGNO           L&#8217;ambito in cui si esercita il potere di una divinità<br />
ATMOSFERA       Unità di misura della pressione ottenibile con una bottiglia di<br />
brandy<br />
SENTIRE         Il contenuto affettivo ed etico dell&#8217;animo<br />
CONTROLLARE     Esaminare accuratamente<br />
MODERAZIONE     Atteggiamento di misura e temperanza<br />
RITEGNO         Quanto tende a contenere un movimento<br />
TEMPO           Organizza la mobile continuità di stati delle vicende umani<br />
PIACEVOLE       Sereno, ben disposto<br />
INTERESSAMENTO  Premura cortese e affettuosa</p>
<p>* Risultato della seconda iterazione</p>
<p>[ Egloga del punto beone ]</p>
<p>Punto! Che rimaner memorabile è suo destino,<br />
laddove raggio passa senza deviazione<br />
esteso nello spazio e nel tempo distante<br />
incommensurabile quantità simboleggiante.</p>
<p>Considerato oggetto di complessiva visione<br />
determinato tra limiti fissati, suole<br />
posizionarsi in mezzo a Terra e Sole<br />
come suscettibile Luna (o altro gnomone)</p>
<p>Singola morale dei precetti scolari<br />
Su mode seriali, comparse troppe volte<br />
colpevole e inosservante, le elementari<br />
regole imposte dal dovere sono molte.</p>
<p>Partecipa con continuità all&#8217;istituzione,<br />
con movimento continuo e regolare<br />
della moneta corrente la circolazione<br />
conformemente a norma regolamentare.</p>
<p>Tra il tramontare e il sorgere dell&#8217;astro<br />
Un intervallo lungo oltre il previsto,<br />
cui ambito, ambìto, ancora eserciterà<br />
il potere di Nostra Signora Divinità.</p>
<p>Alticcio (di pressione) unitario e misurato<br />
dovuto questo al liquor con etichetta nera<br />
nel contenuto etilico affettivo della sera<br />
di quest&#8217;animo accuratamente esaminato</p>
<p>Questa è la mobile continuità dei lati<br />
delle vicende umani suddivise in stati<br />
serenamente disposti a mescere il vino<br />
affettuosi e cortesi, per fare a&#8230; modino.</p>
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		<title>Avvocati: SPAM&#8221;R&#8221;US &#8211; Il Thread del secolo!</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 08:56:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer Society]]></category>
		<category><![CDATA[eGovernment]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Humor]]></category>
		<category><![CDATA[Liberacultura]]></category>
		<category><![CDATA[Scritture]]></category>

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		<description><![CDATA[keywords: spam, disguido, errore, sollecitato, aiuto!!!, provvedete, apocalisse, gabibbo, ridere Ci vorrebbe una proposta di legge per bloccare le mailing-list! Sì. Ci vorrebbe proprio. Ed in effetti in Italia, tra la proposta della Carlucci, quella di un D&#8217;Alia e un Barbareschi, manca solo questo. È quello che devono aver pensato gli avvocati che frequentavano la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>keywords: spam, disguido, errore, sollecitato, aiuto!!!, provvedete, apocalisse, gabibbo, ridere</p>
<p>Ci vorrebbe una proposta di legge per bloccare le mailing-list!</p>
<p>Sì. Ci vorrebbe proprio.</p>
<p>Ed in effetti in Italia, tra la proposta della Carlucci, quella di un D&#8217;Alia e un Barbareschi, manca solo questo.</p>
<p>È quello che devono aver pensato gli avvocati che frequentavano la mailing-list della cancelleria telematica toscana l&#8217;8 Ottobre 2009 quando si sono visti intasare le caselle email da un&#8217;ondata di spam.</p>
<p>Il tardo pomeriggio dell&#8217;8 Ottobre rimarrà per la Rete Italiana un giorno memorabile: il giorno della fantasia, del coraggio, della coscienza e del risveglio per una categoria che, sembra, abbia un gran bisogno di rendersi conto&#8230; in che mondo vive!</p>
<p>Tutto inizia alle ore 14.22 quando la Segreteria Organizzativa presso l&#8217;URP della Giunta della Regione Toscana ha l&#8217;ardire di spedire nella lista della Cancelleria Telematica di Firenze il seguente messaggio:</p>
<blockquote><p>Gentile avvocato vorrei invitarla a partecipare al convegno che la<br />
Regione Toscana ha organizzato all’interno della manifestazione<br />
&#8220;Dire e FARE&#8221; per il 29/10/2009 alle ore 14:30 presso la fortezza da Basso-<br />
Sala scherma. Durante il convegno il cui titolo è “La professione<br />
forense tra innovazione e tecnologia: l&#8217;esperienza toscana” si<br />
discuterà dell&#8217;esperienza della Regione Toscana in questa materia<br />
cercando di raccogliere idee e proposte di miglioramento direttamente<br />
dagli addetti ai lavori Il programma allegato a questa mail è<br />
scaricabile anche all&#8217;indirizzo http://www.e.toscana.it</p>
<p>la partecipazione darà diritto a 4 crediti formativi</p>
<p>Per motivi organizzativi si prega di iscriversi utilizzando il<br />
seguente indirizzo:</p>
<p>http://web.rete.toscana.it/iscrizioni/iscrizioniprivacy.php?ID=222</p>
<p>Per ulteriori informazioni è possibile rivolgersi alla segreteria<br />
organizzativa presso l’urp della giunta della Regione Toscana<br />
tel:800-860070 mail:urp@regione.toscana.it</p>
<p>saluti<br />
la segreteria organizzativa
</p></blockquote>
<p>È un semplice invito ad un convegno. Sì. Niente di strano. Ma se la rivoluzione americana è scoppiata su un party per il the, non può forse svilupparsi un perfetto plot per la commedia dell&#8217;arte italiana da un semplice invito ad un convegno?</p>
<p>Quello che avviene da questo momento in poi ha dell&#8217;incredibile. Hai voglia di dire che &#8216;solo in Italia certe cose possono succedere&#8217; ma vederle accadere così, sotto i propri occhi, lascia di stucco.</p>
<p>Siamo un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di trasmigratori, ma no&#8230;, di navigatori, specie su Internet, no. Proprio no.</p>
<p>A questo punto devo chiedere al lettore di avere un po&#8217; di pazienza e leggere, leggere fino in fondo quest&#8217;onda di testo. È lunga lo so, ma non poteva essere più corta, non avrebbe reso perfettamente l&#8217;idea. Riporterò in ordine cronologico TUTTI i messaggi. Tutti, con un effetto certamente esilarante: lo assicuro.</p>
<p>Alle 17 e 17 finalmente qualcuno risponde gentilmente alla mail dell&#8217;URP</p>
<blockquote><p>Mi spiace molto ma la coincidenza con processo penale alla medesima<br />
ora al tribunale di Grosseto mi impedisce di partecipare.<br />
Grazie.<br />
Saluti.<br />
Avv. Tania Amarugi
</p></blockquote>
<p>Mai coincidenza fu più infausta.</p>
<p>La mailing-list è evidentemente configurata per ritrasmettere i messaggi ricevuti, peraltro in modalità anonima, facendoli cioè pervenire a tutti i partecipanti alla lista come se fossero stati spediti dalla lista stessa. Se l&#8217;avvocato non avesse firmato la sua mail non si sarebbe potuto risalire al proprio nome e d&#8217;altro canto non possiamo neppure essere sicuri se i nomi riportati siano veri. È una configurazione rara ma non impossibile, probabilmente errata in questo caso.</p>
<p>Passa ancora un quarto d&#8217;ora e in lista appare una nuova risposta:</p>
<blockquote><p>Pp<br />
Sent from my BlackBerry® wireless device
</p></blockquote>
<p>Cos&#8217;avrà voluto dire l&#8217;avvocato non si sa. Forse il messaggio è partito per errore. Noi però non possiamo proprio sapere chi è il mittente.</p>
<p>Chiosa: chi immagina che l&#8217;effetto comico del thread e senza dubbio quello tragico provenga da qualche risposta particolarmente intelligente e briosa, da qualche arguzia, di quelle tipiche del popolo toscano, la cui ruvida simpatia è un pregio da molti apprezzati, o dagli immancabili errori di ortografia rimarrà deluso perché forse non ha compreso proprio l&#8217;implacabile logica del problema. Ogni blip, preso a sé, non ha quasi alcunché di comico, ma messo tutto assieme in un&#8217;unica visione unificatrice l&#8217;effetto farsesco è assicurato: olismo e fave di fuca!</p>
<p>Dalle 17 e 45 inizia l&#8217;escalation. Tutti in risposta alla mail dell&#8217;Avv. Amarugi arrivano le seguenti:</p>
<blockquote><p>Gent.le Collega<br />
Ho ricevuto la Sua mail ma ritengo di non essere il destinatario.<br />
Cordiali saluti<br />
Avv. Leonardo Paterniti
</p></blockquote>
<p>e dopo ancora un quarto d&#8217;ora</p>
<blockquote><p>Gent.ma Collega credo che abbia inviato a me per errore la mail in oggetto.<br />
Avv. Mazzotta
</p></blockquote>
<p>La mailing-list è pubblica ed è, tuttora, visionabile su Internet ( http://www.liste.rete.toscana.it/pipermail/cancelleriatelematica/mail4.html ). Ciò non impedisce all&#8217;avvocato di apporre il proprio disclaimer:</p>
<blockquote><p>AVVISO IMPORTANTE<br />
Il testo e gli eventuali documenti trasmessi contengono informazioni<br />
riservate al destinatario indicato. La presente corrispondenza è<br />
confidenziale e la sua riservatezza è tutelata legalmente dal decreto<br />
legislativo 196 del 30/06/2003 (codice di tutela della privacy). La<br />
lettura, copia o altro uso non autorizzato o qualsiasi altra azione<br />
derivante dalla conoscenza di queste informazioni sono rigorosamente<br />
vietate. Qualora abbiate ricevuto questo documento per errore siete<br />
cortesemente pregati di darne immediata comunicazione al mittente e di<br />
provvedere, immediatamente, alla sua distruzione.
</p></blockquote>
<p>Ma perchè distruggerlo? Sarà uno dei messaggi di maggior successo. Otterrà decine di risposte. Dopo ancora 15 minuti veniamo raggiunti da:</p>
<blockquote><p>Gentile Collega,<br />
non sono il destinatario della Sua mail.<br />
avv. Nunzio Salice &#8211; Firenze
</p></blockquote>
<p>Passa ancora un quarto d&#8217;ora e un raggio di luce inizia a permeare in tutto questo discorso:</p>
<blockquote><p>Continuo a ri[ce]vere mail di colleghi su questo convegno; ci<br />
deve essere un errore con il server della cancelleria telematica.<br />
Avv. G. Durante
</p></blockquote>
<p>A questo punto le risposte iniziano ad incrociarsi. Un&#8217;altro anonimo risponde a Mazzotta:</p>
<blockquote><p>Egregio Collega non ho inviato alcuna mail anzi pervengono a me risposte di colleghi alla cancelleria<br />
saluti
</p></blockquote>
<p>Ed uno subito dopo risponde a Paterniti</p>
<blockquote><p>Credo ci sia stato qualche problema con le mail.<br />
Io sono Avv. Anna Boncompagni e non Tania Amarugi<br />
Grazie
</p></blockquote>
<p>È bene sapere chi si è, ogni tanto. Le crisi d&#8217;identità sono in agguato.</p>
<p>In ritardo di quasi un&#8217;ora arriva un&#8217;altra risposta alla Amarugi</p>
<blockquote><p>Ho ricevuto questa mail, credo erroneamente.<br />
Cordiali Saluti.</p>
<p>Avv. Roberta Bernardini</p></blockquote>
<p>e poco dopo</p>
<blockquote><p>Gentile Collega ho ricevuta questa Sua mail che erroneamente, ha inviato al mio indirizzo.<br />
Cordiali saluti,<br />
Avv. Luca Degl&#8217;Innocenti</p></blockquote>
<p>Non manca a questo punto qualcuno che, pur non avendo mai scritto nulla in precedenza, non manca l&#8217;occasione per dimostrare la propria buona volontà al consesso di colleghi:</p>
<blockquote><p>Mi scuso per il disguido<br />
Avv. Lucia Coppola
</p></blockquote>
<p>Perché si scusa lei, questo non è affatto chiaro. Ma male non fa.<br />
C&#8217;è anche chi inizia a farsi domande esistenziali ma non perde l&#8217;occasione di dare ordini:</p>
<blockquote><p>non capisco perchè mi siano arrivate queste email&#8230;verificate<br />
grazie<br />
avv marco rossi
</p></blockquote>
<p>In un&#8217;oretta sono passate in lista una decina di mail, quindi con un certo tono professorale e competente interviene l&#8217;ennesimo professionista:</p>
<blockquote><p>Dopo aver ricevuta in data odierna una mail dal vostro indirizzo di<br />
posta elettronica, continuano ad arrivare al mio indirizzo di posta<br />
(info@&#8230;..it) mail di risposta da altri avvocati.<br />
Credo ci sia un disguido, che peraltro mi sta creando intasando la posta.</p>
<p>Avv. Anna Maria Sgarbi
</p></blockquote>
<p>Non mancherà qualcun&#8217;altro che avanzando la propria personale situazione risponderà con le stesse parole a ben tre messaggi successivi (quello di Mazzotta, di Paterniti e pure a quello anonimo spedito dal BlackBerry)</p>
<blockquote><p>Per favore non inviare altra posta a questo indirizzo: non esercito<br />
più la professione di avvocato.<br />
Grazie<br />
Francesca Marcenaro
</p></blockquote>
<p>Poverina&#8230; dovrà sopportare questa situazione per altre numerose ore. </p>
<p>Qualcuno quindi con arguzia esclama</p>
<blockquote><p>mi pare evidente che c&#8217;è un problema in questa rete
</p></blockquote>
<p>Ah sì? C&#8217;è un problema? Allora l&#8217;avvocato Sgarbi a questo punto trasale e ritornata all&#8217;origine del problema risponde, ma sempre in lista, al messaggio iniziale originale:</p>
<blockquote><p>Ho ricevuto in data odierna la Vostra mail, che mi sta creando seri<br />
problemi alla posta elettronica.<br />
Sul mio indirizzo di posta info@&#8230;..it continuano a<br />
pervenire risposte di altri avvocati al Vostro invito al Convegno<br />
 “La professione forense tra innovazione e tecnologia”.<br />
Credo si sia verificato un disguido.</p>
<p>Siete pregati di risolverlo al più presto.</p>
<p>Avv. Anna Maria Sgarbi
</p></blockquote>
<p>Quali saranno i problemi che una mail sta creando alla casella di posta elettronica non potremo mai saperli, ma sappiamo che nessuno purtroppo li risolverà per un bel po&#8217; ancora. Le cose iniziano a farsi serie, infatti un ulteriore mail prospetta scenari inquietanti, in risposta a Paterniti arriva infatti un chiaro:</p>
<blockquote><p>Ho già segnalato che temo siamo tutti sotto spamming.<br />
SR
</p></blockquote>
<p>Siamo nel pieno del FUD (Fear, Uncertainty and Doubt). Quindi non contento, il concetto lo ribadisce in lista in risposta a Mazzotta (noi ci immaginiamo a dirglielo con circospezione in un orecchio, ma ovviamente lo fa in modo che tutti lo percepiscano):</p>
<blockquote><p>Ho timore ci sia uno spamming in corso.<br />
Sergio Russo
</p></blockquote>
<p>Un timore evidentemente molto ben riposto: lo spam SONO LORO!</p>
<p>Ecco però che con malcelata saggezza che il prossimo sentenzia:</p>
<blockquote><p>Mi pare chiaro che chiunque risponde al mittente ne manda copia a<br />
tutti coloro che fanno parte delle liste. Il che è molto<br />
fastidioso. Invito chi gestisce la faccenda a porre rimedio ed<br />
a fare in modo di non disturbarmi.</p>
<p>Avv. Sandro Barcali
</p></blockquote>
<p>Già è fastidioso. Ma chi gestisce la faccenda? Non si sa. Però il successivo commento riporta una constatazione con cui non possiamo non dichiararci d&#8217;accordo:</p>
<blockquote><p>Penso che il convegno “La professione forense tra innovazione e tecnologia: l&#8217;esperienza toscana” sia molto utile alla categoria, vista la poca dimestichezza che sta dimostrano qualcuno con la posta elettronica.
</p></blockquote>
<p>C&#8217;è dell&#8217;ironia in questa risposta? Cosa dire&#8230; non ne siamo mica sicuri!</p>
<p>Ad ogni buon conto, ad un&#8217;ora e mezza circa dalla prima risposta dubbi esistenziali attanagliano la mente degli avvocati. Con un senso di composto sconforto il prossimo dice:</p>
<blockquote><p>La mail in relatà è arrivata a me&#8230;e nemmeno io sono il destinatario.<br />
Cordiali saluti</p>
<p>Avv. Stefano Magnani
</p></blockquote>
<p>Capito? Non è <strong>nemmeno lui</strong> il destinatario. Come fare?</p>
<p>Però è Mazzotta il gettonatissimo che riceve gran parte delle risposte, alcune così a cuore aperto che commuovono per la franchezza:</p>
<blockquote><p>Egr. Collega, ho ricevuto la stessa e-mail e non ho francamente<br />
provveduto ad inviarLe alcunchè&#8230;&#8230;Probabilmente un equivoco da parte<br />
di qualcun altro. Buon lavoro!</p>
<p>Avv. Cristiana Cipriani
</p></blockquote>
<p>Bhé&#8230; l&#8217;importanza d&#8217;esser franco&#8230; direbbe Wilde.</p>
<p>Segue una laconica risposta a Nunzio Salice:</p>
<blockquote><p>Deve esserci un errore.</p>
<p>Alessandro pomponio
</p></blockquote>
<p>Deve esserci proprio un errore, quindi per porvi rimedio Pomponio impiega i successivi 4 minuti e mezzo per spedire lo stesso identico messaggio in risposta, in lista, ad altre sette mail sette!, per avvertire tutti, singolarmente e pubblicamente, che &#8220;deve esserci un errore&#8221;. È un mito di generosità! Io lo candiderei nella Protezione Civile Digitale.</p>
<p>Scusarsi, si sa, non fa mai male, così urlando &#8211;secondo la netiquette&#8211; il prossimo propone le sue informate deduzioni:</p>
<blockquote><p>CHIEDO SCUSA, MA HO LA CASELLA MAIL PIENA DI MSG DI COLLEGHI. CI<br />
DEV&#8217;ESSERE UN DISGUIDO NEL SERVER.</p>
<p>CORDIALI SALUTI</p>
<p>AVV. ALBERTO CARLESI
</p></blockquote>
<p>il problema però non è nel server, sembra sostenere il successivo:</p>
<blockquote><p>il disguido lo sto avendo anche io<br />
prego di disattivare l&#8217;invio della posta , grazie
</p></blockquote>
<p>C&#8217;è una certa qual confusione di ruoli in tutta questa storia, eh.</p>
<p>La professione forense, si sa, è fatta da galantuomini: non mancano quindi mai di destinarsi appropriati convenevoli tra colleghi:</p>
<blockquote><p>stimato Collega,<br />
continuano ad arrivarmi e-mail di risposte di colleghi.<br />
saluti</p>
<blockquote><p>Il giorno 08 ottobre 2009 18.22, <cancelleriatelematica@liste.rete.toscana.it> ha scritto:<br />
Egregio Collega non ho inviato alcuna mail anzi pervengono a me risposte di colleghi alla cancelleria<br />
saluti</p>
<blockquote><p>Il giorno 08 ottobre 2009 17.44, <cancelleriatelematica@liste.rete.toscana.it> ha scritto:<br />
Gent.ma Collega credo che abbia inviato a me per errore la mail in oggetto.<br />
Avv. Mazzotta</p></blockquote>
</blockquote>
</blockquote>
<p>L&#8217;effetto comico inizia a profilarsi. I fratelli Marx non avrebbero saputo inventare un congegno più valido.</p>
<blockquote><p>Penso ci sia qualche problema con la posta elettronica del sito regionale.<br />
Mi arrivano decine di risposte ch non ho sollecitato.</p>
<p>Avv. Alessandro Nicolodi
</p></blockquote>
<p>ed un altro, sottoposto ad una certa tensione, risponde:</p>
<blockquote><p>per cortesia mi si sta intasando la mail<br />
io non so come sia potuto accadere, non ho mandato nessuna mail
</p></blockquote>
<p>e poi intima:</p>
<blockquote><p>la cancelleria telematica regione toscana , provveda per favore ad eliminare il disguido.
</p></blockquote>
<p>Purtroppo le migliori perle di saggezza rimangono inascoltate:</p>
<blockquote><p>State rispondendo ad una e.mail-list! arriva tutto a tutti! Non si deve rispondere! Chi voleva partecipare al convegno doveva collegarsi sul sito e basta! Finitela di scrivere!
</p></blockquote>
<p>Forte di questa interpretazione il successivo sentenzia:</p>
<blockquote><p>ho lo stesso problema!<br />
cordiali saluti
</p></blockquote>
<p>Allora, per chiarire a tutti definitivamente, c&#8217;è chi ribadisce:</p>
<blockquote><p>NON INVIARE MAIL ALL&#8217;INDIRIZZO MITTENTE Cancelleriatelematica @ liste. rete. toscana. it<br />
perché, evidentemente, raggiunge tutti gli iscritti alla cancelleria.<br />
grazie.</p>
<p>avv. P.S.
</p></blockquote>
<p>A questo punto dovrebbero aver capito tutti. Vero?</p>
<p>Però non manca mai quello che conforta gli altri <em>cordialmente</em> di non essere escluso solo perchè ha un BlackBerry:</p>
<blockquote><p>Mi scuso per il disguido ma ho lo stesso problema.<br />
Cordialita&#8217;</p>
<p>Avv. Carlo Andrea Gemignani</p>
<p>Sent from my BlackBerry® wireless device
</p></blockquote>
<p>Allora qualcuno, compreso il problema, finalmente comunica con la Segreteria.</p>
<blockquote><p>Segnalo alla segreteria organizzativa che sto ricevendo varie mail di colleghi con indirizzo mittente<br />
cancelleriatelematica@liste.rete.toscana.it</p>
<p>Vi invito a porre rimedio a questo inconveniente.</p>
<p>Avv. Francesco Cintelli
</p></blockquote>
<p>Purtroppo però lo fa in lista. Ancora. Ma nooo!</p>
<p>A questo punto si uniscono varie voci nella richiesta di porre rimedio.</p>
<blockquote><p>vi prego di rimediare al disguido mi arrivano mail<br />
io non ho inviato nessuna mail!!
</p></blockquote>
<p>Diciamolo. C&#8217;è proprio un asimmetria scandalosa in questo ricevere mail senza averne inviate. Bisogna perciò porre rimedio inviandone una ulteriore in lista. Così ci mettiamo in pari, eh!</p>
<p>A questo punto iniziano a serpeggiare le prime paure irrazionali, c&#8217;è chi ripete:</p>
<blockquote><p>Ho timore ci sia uno spamming in corso.<br />
Sergio Russo
</p></blockquote>
<p>Forse non l&#8217;avevano sentito.</p>
<p>C&#8217;è sempre chi si chiama fuori:</p>
<blockquote><p>non capiso perchè mi continuano ad arrivare e.m. da mezzo foro. Io<br />
di questo convegno non so assolutamente niente.<br />
R.Russo
</p></blockquote>
<p>(e.m. sta per email)</p>
<p>Al che già qualcuno rinviene che:</p>
<blockquote><p>la cosa si fa comica &#8230; un convegno sulle tecnologie e<br />
l&#8217;organizzatore che spedisce a tutti le mail di risposta &#8230;&#8230;<br />
Marco Rousseau
</p></blockquote>
<p>Il pragmatismo  però sta prendendo il sopravvento e i più avvertiti definiscono rette linee di comportamento collettivo con una certa tensione didascalica:</p>
<blockquote><p>Cari Colleghi,<br />
poichè mi stanno giungendo tutte le vostre mail pregherei Voi, e chi<br />
ci legge per la prima volta, di non rispondere nè alle risposte nè<br />
all&#8217;invito della segreteria organizzativa, sì da interrompere questo<br />
circolo vizioso che si è creato, nella speranzosa attesa che<br />
qualcuno della medesima segreteria si sia accorto del problema<br />
e stia provvedendo.</p>
<p>Vi ringrazio e Vi auguro buon lavoro.</p>
<p>Avv. Edoardo Nocchi
</p></blockquote>
<p>Sarà l&#8217;augurio di lavorare forse fuori luogo? C&#8217;è che non tutti capiscono il mentore:</p>
<blockquote><p>Non so cosa stia accadendo. Non ho mandato mail. Credo ci sia un<br />
problema nell&#8217;invio da parte della cancelleria telematica.<br />
Clara Mecacci</p>
<p>Sent from my BlackBerry® wireless device
</p></blockquote>
<p>Il BlackBerry è uno strumento insostituibile per l&#8217;avvocato. Non lo stesso può dirsi nella perizia dell&#8217;usare Internet.<br />
Segue allora:</p>
<blockquote><p>Credo di non essere la destinataria del mess; in più sto ricevendo e<br />
mail di Colleghi: Grazie. Cordialità.</p>
<p>Avv. Catia Dragoni
</p></blockquote>
<p>Di cordialità, si vede, ce n&#8217;è bisogno. Perchè sono passate quasi due ore e l&#8217;ondata non si placa. In più questa professionista ha addirittura delle crisi d&#8217;identità: cambia nome tra un messaggio e l&#8217;altro.</p>
<blockquote><p>Mi stanno arrivando di continuo e mail di Colleghi che mi intasano<br />
la posta elettronica. Provvedete al più presto.</p>
<p>Avv. Katia Dragoni
</p></blockquote>
<p>Ma con la kappa il nome è forse più autorevole?</p>
<p>Comunque provvedere a che non si capisce. E poi: è proprio così grave ricevere delle mail di colleghi? </p>
<p>Oddio, una email di un avvocato effettivamente sì, una certa tensione dovrebbe pur mettertela.</p>
<p>Vedersi popolare la casella postale con messaggi di tanti avvocati in rapida successione effettivamente può generare una certa paura. </p>
<p>Ma dopo una giornata come questa&#8230; anche no. Chi potrà esimersi dal mandar loro indietro un messaggio simile a questi?</p>
<p>Ma gli avvocati hanno paura della propria stessa categoria, così qualcuno scantona terrorizzato:</p>
<blockquote><p>AIUTOOO!!! MI STANNO ARRIVANDO DECINE DI E-MAIL DALLA CANCELLERIATELEMATICA CON MESSAGGI DI ALTRI AVVOCATI !!<br />
COSA ACCADE ??</p>
<p>AVV ALESSANDRO ROSSI</p></blockquote>
<p>È l&#8217;inizio del panico collettivo</p>
<blockquote><p>che succede???<br />
mi arrivano continuamente messaggi di colleghi dalla cancelleria telematica&#8230;.</p>
<p>Avv. Enrica Borgianni
</p></blockquote>
<p>La paura si diffonde:</p>
<blockquote><p>Anche a me continuano a pervenire risposte di Colleghi ai quali io non ho assolutamente scritto!</p>
<p>Barbara Ramagini
</p></blockquote>
<p>Seguono agitazione, nervosismo, eccitazione:</p>
<blockquote><p>Perche&#8217; mi arrivano mail di altri avvocati? Fate qualcosa!avv. Sarah Musio<br />
Sent from my BlackBerry® wireless device from WIND
</p></blockquote>
<p>ma anche preoccupazione, ansia, apprensione, inquietudine, turbamento, angoscia</p>
<blockquote><p>Anche io non capisco cosa sia successo ma mi sono arrivate tantissime mail di risposta</p>
<p>Avv. Rossana Maria Sangiovanni
</p></blockquote>
<p>(non c&#8217;entra nulla ma vorrei plaudire al disclaimer dell&#8217;avv. Sangiovanni che mi sembra uno dei migliori mi sia mai capitato di leggere: <em>&#8220;Le informazioni contenute nella presente comunicazione ed i relativi allegati possono essere riservati e sono, comunque,destinati esclusivamente alle persone o alle società sopraindicate. La diffusione,distribuzione e/o la copiatura del documento trasmesso da parte di qualsiasi soggetto diverso dal destinantario è proibita, sia ai sensi dell&#8217;art. 616 c.p., che ai sensi del D. Lgs. n.196/2003. Se avete ricevuto questo messaggio per errore, Vi preghiamo di distruggerlo ed informarci immediatamente inviando un messaggio all&#8217;indirizzo e.mail sorgente&#8221;</em>).</p>
<p>A questo punto a mali estremi, si propongono estremi rimedi, a cui corre l&#8217;obbligo di esprimere tutto il senso della nostra solidarietà:</p>
<blockquote><p>MITTENTE BLOCCATO. D’ORA IN POI I MESSAGGI FINIRANNO NELLA POSTA<br />
INDESIDERATA. COMPLIMENTI A CHI GESTISCE. BELLA INTELLIGENZA.
</p></blockquote>
<p>sdoganato il filtro anti-spam c&#8217;è chi si accoda subito</p>
<blockquote><p>anch&#8217;io.r.russo
</p></blockquote>
<p>Ma per qualcuno la mailing-list è stata l&#8217;occasione per incrinare la certezza che l&#8217;email fosse regionalmente confinata, come l&#8217;ordine professionale:</p>
<blockquote><p>MI SPIACE MA CREDO CHE IL PROBLEMA SIA PARTITO DAL TRIBUNALE DI<br />
FIRENZE.</p>
<p>Immagini che io esercito a Palermo.</p>
<p>Cordialità</p>
<p>Cristiano Pollarolo
</p></blockquote>
<p>Immaginiamo anche noi: queste mail diaboliche scavallano le Regioni. Anatema! Quindi corre l&#8217;obbligo di stigmatizzare l&#8217;incolpevole Cancelleria Telematica.</p>
<blockquote><p>Spett.le Cancelleria telematica,</p>
<p>mi stanno arrivando in continuazione mail di colleghi che sostengono<br />
di avere ricevuto da “me” questa mail che “voi” mi avete inviato.<br />
Vi prego pertanto di provvedere a far cessare immediatamente questo<br />
increscioso episodio.</p>
<p>Grazie. Avv. Elisa Bardelli
</p></blockquote>
<p>Siamo nel pieno della commedia degli equivoci: l&#8217;hanno ricevuto da me ma l&#8217;avete mandato voi ma tutti rispondono a tutti&#8230;. Che mal di testa!</p>
<p>D&#8217;accordo, l&#8217;episodio sarà pure increscioso, ma è senza dubbio spassoso, soprattutto quando qualcun non sa a che santo votarsi:</p>
<blockquote><p>Aiuto!!!!</p>
<p>Ho lo stesso problema di tutti gli altri Colleghi.<br />
Chi l&#8217;ha innescata fermi questa catena di Sant&#8217;Antonio.</p>
<p>Avv. Gianni Pane</p></blockquote>
<p>Ma quale catena? Quale Sant&#8217;Antonio? </p>
<p>Poi c&#8217;è chi non sa esimersi da una pia preghiera, non senza trovare l&#8217;opportuna occasione di rispondere circa la partecipazione al convegno incriminato.</p>
<blockquote><p>mi stanno arrivando e-mail a raffica da parte di Colleghi<br />
infastiditi. Credo che sarebbe opportuno da parte Vostra sospendere<br />
ogni ulteriore invio.</p>
<p>Al convegno non potrò presenziare<br />
Grazie</p>
<p>Avv. Piero Ponti
</p></blockquote>
<p>Qualcuno, dotato forse di un malato senso dello humor propone:</p>
<blockquote><p>&#8230; nessun errore, è solo per farci passare il tempo, visto che noi<br />
avvocati non abbiamo nulla da fare.
</p></blockquote>
<p>La cosa non fa per nulla divertire quello successivo:</p>
<blockquote><p>In data odierna mi avete inviato una email che mi sta creando<br />
notevoli problemi in quanto decine di avvocati stanno rispondendo<br />
al mio indirizzo di posta.<br />
Vi prego di provvedere al più presto a risolvere l&#8217;inconveniente.</p>
<p>Distinti saluti.</p>
<p>Avv. Gino Mannocci</p>
<p>Ai sensi e per gli effetti della L. 675/96 e del D.lgs. n. 196/2003<br />
(tutela della privacy) si precisa che questa e-mail è inviata<br />
unicamente ai destinatari sopra esposti con espressa diffida di<br />
leggerla, copiarla, usarla senza autorizzazione.<br />
Se avete ricevuto questa copia per errore, vogliate distruggerla o<br />
contattarci immediatamente.</p>
<p>Grazie per la Vostra collaborazione</p></blockquote>
<p>Ora&#8230; ci sarebbe da chiedere a quest&#8217;avvocato come è possibile rispettare il disclaimer riportato se non è possibile leggerlo. È una disclaimer che si situa tra il capitolo &#8220;Misteri della fede&#8221; e quello del &#8220;Paradosso di Schroedinger&#8221;.  Io però, a scanso di equivoci, l&#8217;ho riportato così, tal quale, senza neppure leggerlo sia chiaro! Non si sa mai. </p>
<p>A quel punto qualcuno rende edotto il consesso che</p>
<blockquote><p>State inviando spamming a destra e a manca. Ho già ricevuto almeno<br />
30 mail da colleghi e messaggi di ritorno alla vostra mail.<br />
Vi invito ad attivarvi per far cessare subito la cosa.</p>
<p>Avv. Alessandro Ciceri
</p></blockquote>
<p>Loro stanno invianno spam. Ma chi? Chi si dovrebbe attivare? Il cervello dei partecipanti forse?</p>
<blockquote><p>basta non ne posso più. mi sono arrivati ben 30 e mail di risposte<br />
di colleghi che, come il collega Nicolodi non ho sollecitato.</p>
<p>avv. Francesca Pietra Caprina,</p></blockquote>
<p>Tutto si risolverebbe se l&#8217;avesse sollecitate? </p>
<p>Invece per la serie &#8220;pagliuzza e trave&#8221; si può leggere il seguente:</p>
<blockquote><p>Credo vi sia un problema nella Vostra posta elettronica. Ho ricevuto<br />
oltre 10 mail con lo stesso contenuto e con varie risposte di colleghi<br />
Vi prego di provvedere</p>
<p>avv. Maria Grazia Poli.
</p></blockquote>
<p>Come si sa bene la posta del vicino è sempre la più rotta. Al che, con una fantastica email su carta intestata, allontana da sé ogni responsabilità e risponde:</p>
<blockquote><p>Di Bello~Antoniazzi&#038;Partners<br />
Studio Legale</p>
<p>credo che il problema sia della cancelleria telematica:continuano ad<br />
arrivare risposte di colleghi alla cancelleria a tutti coloro che<br />
hanno ricevuto la comunicazione del convegno.</p>
<p>Saluti.
</p></blockquote>
<p>Amen. Allora inizia a serpeggiare una tragica consapevolezza:</p>
<blockquote><p>Ho la casella intasata da email cancelleria telematica.<br />
Ci deve essere un errore<br />
Avv. Giovanni Ligato
</p></blockquote>
<p>L&#8217;importante è dire la propria, anche se è la stessa che Pomponio aveva spalmato sulla mailing-list con grande meticolosità.<br />
Allora c&#8217;è bisogno di un&#8217;altra sagace richiesta</p>
<blockquote><p>per cortesia ho la mail intasata da qiueste comunicazioni<br />
prego gentilmente di smettere</p>
<p>avv. daniela tamborino</p></blockquote>
<p>e dopo la preghiera viene  la perspicace considerazione</p>
<blockquote><p>ATTENZIONE!</p>
<p>La vostra email sta provocando una catena fra tutti i destinatari<br />
che si ritrovano la posta elettronica intasata.</p>
<p>Cercate di ovviare quanto prima al problema destinatari.</p>
<p>Cordialità.</p>
<p>Avv. Antonio Benvenuti
</p></blockquote>
<p>ormai i convenevoli di rito sono spariti, si va dritto al sodo:</p>
<blockquote><p>mi sono arrivati 45 messaggi, volete smetterla!?</p>
<p>Grazie
</p></blockquote>
<p>guardandosi bene anche lui dal farlo cosicchè non resta al prossimo che frignare</p>
<blockquote><p>fermatevi
</p></blockquote>
<p>Al che un altro esagera:</p>
<blockquote><p>Basta mi state intasando la posta elettronica per favore<br />
interrompete mi arrivano centinaia di vs messaggi e ogni risposta collegata!!
</p></blockquote>
<p>Centinaia! Più <strong>ogni</strong> risposta collegata! Ma vaaai!</p>
<p>Saranno fin qui arrivate 30 mail, cioè quante a me ne arrivano in mezzora di un giorno calmo e su una sola delle caselle che solitamente<br />
controllo. Senza parlare di Wave, Facebook, Twitter e altro. Ma però&#8230; come s&#8217;intasano facile &#8216;sti avvocati!</p>
<blockquote><p>Per favore smettete di rispendere perchè le mail arrivano a tutta la<br />
mailing list della cancelleria telematica.<br />
Grazie</p>
<p>Fabio Pianti
</p></blockquote>
<p>Questa è veramente una scoperta illuminante. Il problema è che le mail arrivano a tutta la mailing-list&#8230;</p>
<p>Purtroppo però una mailing-list SERVE a far arrivare messaggi a tutti. </p>
<p>It&#8217;s by design, baby!</p>
<p>C&#8217;è chi dadascalicamente cerca di porre il problema nella sua prospettiva storica:</p>
<blockquote><p>Bloccate per cortesia lo spamming generato dal mittente originario.<br />
I gestori di cancelleria telematica si diano da fare.<br />
Tutto è partito con un invito ad un convegno. Saluti. Avv. Maurizio Milani</p></blockquote>
<p>e invece chi preso dallo sconforto esclama</p>
<blockquote><p>Che bega
</p></blockquote>
<p>non senza dimenticare d&#8217;informarci che il suo messaggio è</p>
<blockquote><p>Sent from my BlackBerry® wireless device
</p></blockquote>
<p>Però c&#8217;è chi non si perde d&#8217;animo e continua ad esortare</p>
<blockquote><p>Anche io continuo a ricevere le email.<br />
Vi prego di provvedere in merito<br />
avv. Cecilia Cappelletti
</p></blockquote>
<p>Alle ore 20 e 50 sorge una tragica consapevolezza:</p>
<blockquote><p>se il convegno è organizzato come questa mailing list&#8230;. <img src='http://exedre.xed.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />
</p></blockquote>
<p>Ma che c&#8217;entra? </p>
<p>Però non tutti gli intasamenti vengono per nuocere, questo infatti permette all&#8217;Avv. Barbetti di ritrovare l&#8217;Avv. Caprina. Lascerebbe intendere che questo &#8216;intasamento&#8217; funzioni meglio dell&#8217;albo stesso&#8230;</p>
<blockquote><p>guarda che caso! Francesca grazie a questo intasamento le nostre<br />
poste si sono incrociate! ciao ciao,</p>
<p>Avv. Carlotta BArbetti
</p></blockquote>
<p>L&#8217;effetto farsesco dovuto alla strana consonanza dei cognomi Barbetti e Caprina con le poste incrociate è quasi nullo rispetto all&#8217;involontaria amenità realizzata dal provider telefonico del prossimo messaggio</p>
<blockquote><p>Sto perdendo il conto delle mail che mi stanno arrivando.<br />
Per favore qualcuno blocchi il server!<br />
Avv.Cristina Sorelli
</p></blockquote>
<p>cui segue un</p>
<blockquote><p>Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry® from Vodafone!
</p></blockquote>
<p>Il combinato disposto della pandemonio in mailing-list e del Blackberry di Vodafone che ti fa seguire ovunque dalle mail rendono questo thread qualcosa di vicino ad una maledizione divina.</p>
<p>Per il prossimo addirittura qualcosa di ancora più biblico:</p>
<blockquote><p>Mi sento in dovere di dire: è l&#8217;apocalisse.
</p></blockquote>
<p>Sarà un dovere teleologico, evidentemente, che esaspera qualcuno:</p>
<blockquote><p>BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA !!! ACCIDENTI AI TRABICCOLI<br />
TELEMATICI, RIDATECI LA POSTA PNEUMATICA!!!
</p></blockquote>
<p>e poi il prossimo</p>
<blockquote><p>BASTA, NON NE POSSIAMO PIU&#8217;!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
</p></blockquote>
<p>Non poteva mancare la necessità d&#8217;invocare l&#8217;intervento improvviso ed inaspettato di qualcuno che agisca in modo risolutivo su tale questione intricata e complessa:</p>
<blockquote><p>Io chiamo il Gabibbo.
</p></blockquote>
<p>E anche in questo caso cala come una maledizione il teaser:</p>
<blockquote><p>Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry® from Vodafone!
</p></blockquote>
<p>Chissà se il Gabibbo può tanto&#8230;</p>
<p>Ma c&#8217;è sempre quello che adotta un atteggiamento scientifico e visto il periodo e i temi caldi nelle notizie del momento</p>
<blockquote><p>forse avete un problema o un virus.</p>
<p>PROVVEDETE
</p></blockquote>
<p>Ed infine l&#8217;intervento risolutivo:</p>
<blockquote><p>E smetterla tutti di scrivere?
</p></blockquote>
<p>Pataponfete! Così termina il thread del secolo. A quel punto immaginiamo una mano pietosa ha &#8220;provveduto&#8221; a correggere l&#8217; &#8220;errore&#8221;, a riportare sotto controllo il &#8220;disguido&#8221; bloccando la mailing-list. È calato così il silenzio altrimenti, ne siamo certi, ancora oggi staremmo a leggerne.</p>
<p>L&#8217;Italia, prima ancora che l&#8217;ordine forense, dovrebbe meditare su quanto è successo e prendere coscienza del livello dell&#8217;alfabetizzazione tecnologica dei professionisti italiani.</p>
<p>Una sola mail non è stata riportata nella sua scansione temporale che fin qui si è mantenuta. Non era l&#8217;ultima ma certamente la più adeguata alla chiusura. Eccola:</p>
<blockquote><p>From: cancelleriatelematica@liste.rete.toscana.it<br />
Date: Thu, 8 Oct 2009 21:24:21 +0200</p>
<p>Grande&#8230; Secondo me qualcuno vuol scrivere un libro sulle reazioni<br />
degli avvocati agli stimoli tecnologici..</p>
<p>Rileggete tutte le mail di replica e rideteci su come me!</p>
<p>Ciao colleghi, buona serata.</p>
<p>Flavio Bindi
</p></blockquote>
<p>Tutti noi, sì, una risata ci spammerà.</p>
<p>Comunque visto il successo di quest&#8217;anno, il prossimo anno la manifestazione andrà oltre e si chiamerà &#8220;Dire, Fare, Baciare, Lettera (Email) e Testamento&#8221; e il convegno avrà titolo: &#8220;Totò, Peppino e la professione forense su Internet: l&#8217;esperienza della mailing-list della Cancelleria Telematica Toscana&#8221;.</p>
<p>Emmanuele Somma</p>
<p><strong>Riferimenti</strong>:  L&#8217;indirizzo originale del pandemonio è:<br />
<a href="http://www.liste.rete.toscana.it/pipermail/cancelleriatelematica/mail4.html">http://www.liste.rete.toscana.it/pipermail/cancelleriatelematica/mail4.html</a><br />
ovviamente dovete scorrerlo all&#8217;indietro per apprezzarlo al meglio.<br />
Ne ho ovviamente fatta una copia a futura memoria.</p>
<blockquote><p>
30-10-2009 &#8220;Avvocati: SPAM&#8221;R&#8221;US. Il Thread del Secolo&#8221; (c) Copyright<br />
2009 by Emmanuele Somma (esomma@ieee.org) e i Fratelli Marx<br />
della mailing-list della Cancelleria Telematica Toscana</p>
<p>Licenza di distribuzione ‘verbatim’: La copia letterale e la<br />
distribuzione di questo articolo nella sua integrità sono permesse<br />
con qualsiasi mezzo, a condizione che questa nota sia sempre<br />
riprodotta. Sei vuoi, puoi ridistribuire questo articolo nelle<br />
discussioni, sui blog o sui siti che frequenti: non equivarrà mai al<br />
prime-time di Sanremo, ai telegiornali della televisione di stato, o<br />
ai grandi giornali quotidiani, potere riservato ai discografici,<br />
burocrazie, politici e grandi editori, ma può rappresentare una<br />
importante modalità alternativa. Spread the word (*and* the /free/<br />
software).</p>
<p>STANDARD DISCLAIMER: Ai sensi e per gli effetti della L. 675/96 e<br />
del D.lgs. n. 196/2003, del nono emendamento della Costituzione<br />
Materiale dello Stato Libero di Bananas e del comma 22 dell&#8217;articolo<br />
42 della D.p.r.k. n. 47/2009 si precisa che questo messaggio è<br />
inviato unicamente agli esposti sopra destinati con espressa diffida<br />
di leggerla, copiarla e soprattutto usarla per scopi intimi senza<br />
autorizzazione.<br />
Se avete usato questa copia per errore, vogliate conservarla con<br />
estrema cura e contattare immediatamente il più vicino ospedale<br />
psichiatrico. </p>
</blockquote>
<p><strong>Rigraziamenti:</strong> Zampinella per aver morso l&#8217;uomo, Phil Connors per alcuni passaggi, ele per baciare-lettera-testamento, e poi Babele Dunnit e tutti i partecipanti del Wave di revisione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://exedre.xed.it/?feed=rss2&#038;p=276</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
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		<title>Il sincrono a furor di popolo (Era: Fwd: [Ticket#2009031010003411])</title>
		<link>http://exedre.xed.it/?p=267</link>
		<comments>http://exedre.xed.it/?p=267#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 05:48:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://exedre.xed.it/?p=267</guid>
		<description><![CDATA[Sembra che oggi all&#8217;IGF ancora una volta il direttore del ccTLD (continuerò a chiamarlo impropriamente NIC, dal nome del dominio, anche se a malincuore mi rendo conto che non è più il NIC) abbia trovato un&#8217;occasione pubblica per trovare &#8220;particolarmente disdicevoli alcuni aggettivi utilizzati nella e-mail&#8221; (come mi è stato letteralmente e forse con pietà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra che oggi all&#8217;IGF ancora una volta il direttore del ccTLD (continuerò a chiamarlo impropriamente NIC, dal nome del dominio, anche se a malincuore mi rendo conto che non è più il NIC) abbia trovato un&#8217;occasione pubblica per  trovare &#8220;particolarmente disdicevoli alcuni aggettivi utilizzati nella e-mail&#8221; (come mi è stato letteralmente e forse con pietà riferito) che ho spedito alla segreteria del ministro Brunetta i primi di marzo.</p>
<p>Qualcuno quella email l&#8217;aveva girata all&#8217;Espresso che l&#8217;aveva usata per farci <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/burocrazia-batte-internet/2079232&#038;ref=hpsp">un bell&#8217;articolo</a> sul noto e annoso problema dell&#8217;inefficienza della registrazione dei nomi di dominio: responsabilità diretta dell&#8217;Istituto.  </p>
<p>I toni della lettera bruciano, e me ne dispiace, tanto che non è la prima volta che se la prende con me. Come se i problemi del NIC dipendessero dalle mie email e non piuttosto dai 15 anni di vessazioni che il NIC ha imposto a TUTTI quelli che in Italia tentavano di &#8216;fare Internet&#8217;. Regole balorde e procedure vessatorie. Inoltre brucia ancora il processo di statlizzazione del NIC che non è mai stato veramente accettato dalla comunità Internet italiana.</p>
<p>Il fatto che gli stessi che hanno &#8216;bloccato il nic&#8217; si candidino oggi a fare la &#8220;Governance Italiana di Internet&#8221;, a molti qualche ragione di inquietudine la dà. Hanno fatto il loro tempo: lascino il posto ad altri.</p>
<p>A parte le risposte pubbliche agli stralci della mia email riportati dall&#8217;Espresso, sempre in mia assenza, in modo improprio ed inopportuno, l&#8217;ente chiamato in causa non ha ritenuto mai di rispondere direttamente anche se avevo ovviamente spedito la lettera anche direttamente a loro e neppure alle richieste di spiegazioni del mio maintaner.</p>
<p>Sarebbe ora di farlo spiegando come mai sia stato inerte nella registrazione di un dominio per quattro giorni quattro (un tempo siderale se rapportato ai tempi di servizio normali in tutto il mondo) e poi farlo solo dopo un esplicito sollecito ma alla fine nascondendosi dietro  la scoperta bugia che il dominio era invece già pronto da prima.</p>
<p>Ok, sì&#8230; un semplice: &#8220;ci scusi per il disguido&#8221; sarebbe bastato. Ma il &#8216;potere&#8217; no, crede anche di avere ragione. Vuole essere insindacabile. &#8220;Ci voglio mettere quattro giorni?&#8221; &#8211;pensa&#8211; &#8220;Perchè? Sono fatti miei! Chi sei tu per chiederlo?&#8221; </p>
<p>L&#8217;articolo dell&#8217;Espresso, contenente un estratto neppure particolarmente felice della mia mail perchè avulso dal contesto, è senza dubbio il principale responsabile del passaggio al sincrono: le alte sfere del CNR, e forse qualche ministro, hanno fatto ben capire al NIC che l&#8217;ora era arrivata e non si sarebbero accettati più ritardi. 15 anni sono tanti anche per l&#8217;Italia.</p>
<p>Ovviamente il NIC ci ha messo ancora altri sei mesi per completare un iter durato solo 15 anni, e tuttora sembra mantenere in piedi (per altri DUE!!! anni) una anacronistica (e controproducente) modalità &#8216;manuale&#8217; che insinua ulteriori ambiti di ambiguità e di arbitrio, per ragioni che probabilmente è meglio non indagare, come è decisamente meglio non rivangare le motivazioni per cui le registrazioni cartacee subivano un processo così contorto. </p>
<p>Certamente il meccanismo di registrazione del NIC italiano non era noto a livello internazionale per la sua trasparenza nell&#8217;assegnazione dei nomi, non era noto per la sua efficienza, non era noto per la sua efficacia e non era noto per la coerenza delle proprie azioni, per fare un unico esempio il comportamento nel caso armani.it griderà vendetta nei secoli dei secoli. Inoltre l&#8217;innovazione tutta italiana della &#8220;complicazione degli affari semplici&#8221;  tra RA e NA, non sembra proprio aver fatto un gran che bene alla qualità del servizio e neppure alla certezza dei diritti degli utenti. </p>
<p>Diciamolo pure, il NIC italiano, dopo la trasformazione in Ente pubblico, ha rappresentato il baluardo di una burocrazia cieca, anacronistica e contraria alla minima innovazione, ma soprattutto abbarbicata alla propria rendita di posizione nella gestione di un sottopotere statale, che  sentendosi &#8216;arrivato&#8217; ad una agognata &#8216;stabilità&#8217; ha esercitato tutto il peggio di quella mentalità retrograda che non appartiene più, e da molto tempo, neppure ai ministeriali. Quella denominazione di &#8216;authority&#8217;  invece che rappresentarne un distintivo d&#8217;eccellenza  ha denotato il segno di una tracotanza che ha fatto dell&#8217;immobilità il proprio principale elemento costitutivo. E se si parla di immobilità basterebbe guardare la stasi quasi mortale (e fino alla morte!) del management (cd. &#8220;Il Papato&#8221;) del NIC negli ultimi 20! anni. </p>
<p>Quel che più fa male a me, pisano d&#8217;adozione, è collegare tutto questo ad un ambiente che invece ho percepito e ho vissuto come ben diverso. Un vero peccato.</p>
<p>Sostenere, come hanno fatto a più riprese gli esponenti del NIC fino a pochissimo  fa che il fax fosse uno strumento &#8220;perfettamente adeguato&#8221; alle esigenze del Registro perché &#8220;permetteva di contenere le contestazioni&#8221;, è certamente l&#8217;indice di una distorsione  del ruolo del registro in un campo in cui il confronto internazionale è tuttora, anche con il sincrono, stridente. </p>
<p>Personalmente ho registrato alcuni domini italiani e molti esteri. In tutti quelli italiani  ho avuto problemi i più idioti come: firma non leggibile, CAP non comprensibile. Nell&#8217;ultimo caso, quello riportato, semplicemente &#8216;silenzio&#8217;, quattro lunghi giorni in attesa di una registrazione e poi, dopo  un messaggio di richiamo si scopre che&#8230; il sito era stato registrato in tutta fretta dopo il richiamo. Il tutto condito dalla &#8216;bugia&#8217; che il sito fosse stato registrato in precedenza. </p>
<p>Brunetta a quel tempo era alla ricerca dei fannulloni della Pubblica Amministrazione. </p>
<p>Ok ammetto, con le carte che avevo in mano era come sparare alla Croce Rossa. </p>
<p>Poiché mai viene citata la lettera nel complesso, ma ne vengono estratti solo alcune espressioni avulse dal contesto, pubblico l&#8217;intero thread qui sotto. Chissà, forse il direttore del NIC non si è mai preso la briga di leggerla.</p>
<blockquote><p><code></p>
<p>Comportamento dell'IT NIC (fannulloni e bugiardi) - Fwd: [Ticket#2009031010003411] [Fwd: 10033 - eurocoin.it - SUCCEEDED]</p>
<p>A R. T. , capo della segreteria tecnica,  e L. T. , consigliere economico del ministro dell'innovazione.</p>
<p>Gentili signori,</p>
<p>quella in allegato è l'ennesima comunicazione che siamo stati costretti ad avere con l'IT NIC, l'autorità italiana per la registrazione dei nomi di dominio.</p>
<p>Questo tipo di comportamento, per mia personale esperienza (documentata qui, e documentabile in altri casi) nonchè per 'comune sentire' ed ampiamente documentata in Internet, è il minimo che ci si può attendere nelle relazioni con questa organizzazione. Da anni ormai.</p>
<p>Ciò che è francamente scandaloso è che questo livello di inefficienza, ignoranza e incapacità in tutto il resto del mondo è assolutamente sconosciuto perchè la registrazione dei nomi di dominio avviene in SECONDI tramite procedure automatizzate senza necessità di intervento umano. Persino per i domini delle più sperdute nazioni del terzo mondo.</p>
<p>È molto difficile pensare che l'Italia possa avere qualche chance di competere internazionalmente quando la protervia di una amministrazione pubblica genera questi mostri, e soprattutto anche per le cose più banali per i cittadini italiani è obbligatorio pagare il prezzo di queste vessazioni, anche quando sinceramente non ve ne sarebbe alcun bisogno.</p>
<p>Probabilmente è nelle vostre possibilità inoltrare questo segnale a chi potrebbe avere competenza e responsabilità per trattare questo tema e soprattutto a chi potrebbe rimuovere con urgenza i responsabili, non tanto di questo singolo disservizio che ormai si è risolto, quanto dell'inefficienza patita dai cittadini italiani che hanno tentato, anche con la semplice registrazione dei nomi di dominio, tentato di realizzare qualcosa di innovativo per questo Paese. Sarebbe questa una riforma semplice, non costosa, e molto gradita ai pochi che ancora fanno qualcosa di utile con Internet in Italia.</p>
<p>Distinti saluti,<br />
Emmanuele Somma</p>
<p>---------- Forwarded message ----------<br />
From: L. T.<br />
Date: 2009/3/10<br />
Subject: Re: [Ticket#2009031010003411] [Fwd: 10033 - eurocoin.it - SUCCEEDED]<br />
To: "ccTLD .it Registry Hostmaster" <hostmaster@nic.it><br />
Cc: Emmanuele Somma <esomma@ieee.org></p>
<p>Buongiorno,<br />
prima di scrivervi avevo chiaramente verificato (ore 10.28):</p>
<p>luciano@santorini:~$ whois eurocoin.it<br />
Domain:             eurocoin.it<br />
Status:             AVAILABLE<br />
luciano@santorini:~$<br />
luciano@santorini:~$</p>
<p>Rilanciando il comando ora il risultato è che il dominio è registrato<br />
(ore 10.39):</p>
<p>luciano@santorini:~$ whois eurocoin.it</p>
<p>Domain:             eurocoin.it<br />
Status:             ACTIVE<br />
Created:            2009-03-10 10:39:23<br />
Last Update:        2009-03-10 10:39:23<br />
Expire Date:        2010-03-10</p>
<p>Considerando che il modulo era ok ed inserito nella coda già alle ore<br />
14.28 del 06/03/2009, posso sapere cosa è accaduto e come mai sono stati<br />
necessari 4 giorni ed una mia email per registrare un dominio che in<br />
condizioni "normali" sarebbe dovuto essere attivo automaticamente al più<br />
tardi lunedì mattina?</p>
<p>Grazie,</p>
<p>Saluti.<br />
Luciano</p>
<p>Il giorno mar, 10/03/2009 alle 10.47 +0100, ccTLD .it Registry<br />
Hostmaster ha scritto:<br />
> Buongiorno,<br />
><br />
> il nome a dominio eurocoin.it e' stato registrato stamattina.<br />
><br />
> Cordiali saluti,<br />
> Francesca - Relazioni Esterne<br />
><br />
><br />
><br />
> "Luciano T " wrote:<br />
><br />
> > Buongiorno,<br />
> > sono Luciano T, admin-c di ***-MNT; Posso sapere come mai il<br />
> > dominio in oggetto non Ãš stato ancora registrato?<br />
> ><br />
> > Grazie,<br />
> > Luciano<br />
> ><br />
> > ------- Messaggio inoltrato -------<br />
> > Da: IT-NIC Hostmaster <hostmaster@nic.it><br />
> > A: IT-NIC Automatic Robot <operations@tlcweb.net><br />
> > Oggetto: 10033 - eurocoin.it - SUCCEEDED<br />
> > Data: Fri, 6 Mar 2009 14:28:09 +0100<br />
> ><br />
> > Your e-mail:<br />
> > From: IT-NIC Automatic Robot <operations@tlcweb.net><br />
> > Subject: Richiesta di registrazione/modifica dominio  eurocoin.it<br />
> > Date: Fri, 6 Mar 2009 14:25:23 +0100<br />
> > Msg-Id: <20090306_132523_018839.operations@tlcweb.net><br />
> ><br />
> > Internal-Id: 2646600<br />
> ><br />
> > has been processed and produced the following results:<br />
> ><br />
> ><br />
> > -----------SYNTAX CHECK RESULT-----------<br />
> ><br />
> > Syntax Check Phase OK: 10052 - [domain] eurocoin.it<br />
> ><br />
> ><br />
> > Syntax Check Phase OK: 10053 - [registrant] Emmanuele Somma<br />
> ><br />
> ><br />
> > Syntax Check Phase OK: 10054 - [contact] T*** Internet Staff<br />
> ><br />
> ><br />
> ><br />
> ><br />
> > ----------END SYNTAX CHECK RESULT--------<br />
> ><br />
> ><br />
> > -------------DNS CHECK RESULT------------<br />
> ><br />
> ><br />
> > DNS Check Phase OK: 10070 - NS1.T***.NET<br />
> ><br />
> ><br />
> > DNS Check Phase OK: 10070 - DNS2.ASSOTLD.IT<br />
> ><br />
> ><br />
> > DNS Check Phase OK: 10070 - NS2.T***.NET<br />
> ><br />
> ><br />
> ><br />
> > ------------END DNS CHECK RESULT---------<br />
> ><br />
> ><br />
> > ------------DATABASE RESULT------------<br />
> ><br />
> > Vi informiamo che il modulo e' stato inserito nella coda delle richieste<br />
> > pendenti<br />
> ><br />
> > -----------END DATABASE RESULT----------<br />
> ><br />
> ><br />
> > Cordiali Saluti,<br />
> ><br />
> > Registro del ccTLD ".it"<br />
> > Istituto di Informatica e Telematica<br />
> > CNR - AREA DELLA RICERCA</p>
<p></code></p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Un disclaimer non-gattopardesco per il PD</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 07:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[eGovernment]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://exedre.xed.it/?p=261</guid>
		<description><![CDATA[Alla mia piccola polemica sul disclaimer che il PD usa nelle mail di propaganda elettorale risponde la responsabile del trattamento (credo sia dei dati personali, ma trattandosi del PD chissà). Caro Sig. Emmanuele, la necessità della presenza di un informativa, che per le mail si definisce disclamer,associata ad ogni comunicazione che viene inviata ai priopri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla mia <a href="http://exedre.xed.it/?p=252">piccola polemica</a> sul disclaimer che il PD usa nelle mail di propaganda elettorale risponde la responsabile del trattamento (credo sia dei dati personali, ma trattandosi del PD chissà).</p>
<blockquote>
<p>Caro Sig. Emmanuele,</p>
<p>la necessità della presenza di un informativa, che per le mail si definisce disclamer,associata ad ogni comunicazione che viene inviata ai priopri contatti è semplicemente un obbligo dettato dal D.lgs 196/2003,e non è in nessun modo parte del messaggio politico o di qualsiasi metamessaggio lei identifichi nei testi che riceve dalla Direzione del Partito o da una o tutte le Mozioni congressuali.</p>
<p>Ma soprattutto non vuole essere e non è una minaccia. L&#8217;informativa deve indicare i diritti ma anche i doveri degli utenti. Puo certamente essere più o meno esplicita, ma se pure non avessimo esplicitato quali sono i rischi che si corrono ad utilizzare impropriamente i contenuti inviati, questi non sarebbero certo cambiati. L&#8217;obiettivo non è minacciare ma responsabilizzare gli utenti.</p>
<p>Capisco quello che lei vuole dire, che è proprio dell&#8217;agire all&#8217;interno di un partito il fatto di condividere le idee e i materiali che questo produce, ma è pur vero che questi contenuti potrebbero essere manipolati prima di essere diffusi o inviati a qualcuno che non ha piacere nel riceverli. L&#8217;informativa così esplicitata serve proprio a delimitare i limiti di questa responsabilità.</p>
<p>Infine non sono consulenti delle singole mozioni ad elaborarlo, ma è lo stesso che è stato elaborato dal Responsabile in linea con quanto definito dal D.lgs 196/2003 e che viene inviato per ciascuna mozione, ed è in tutto simile, solo più breve, di quello che è presente in tutte le comunicazioni inviate dal Partito Democratico.</p>
<p>Cordiali saluti</p>
<p>Vanina Rapetti<br />
Responsabile del trattamento<br />
Partito Democratico
</p></blockquote>
<p>Dirò&#8230; la risposta non mi entusiasma e interloquisco:</p>
<blockquote>
<p>Gentile Dr.ssa Rapetti,</p>
<p>nel ringraziarla per l&#8217;illuminante risposta non posso che rinvenire proprio in questa, se possibile, ancora maggiore ragione di sconcerto.</p>
<p>La sua risposta è un perfetto esempio di, mi permetta il toscanismo, supercazzola burocratica che snatura il senso stesso della comunicazione online.</p>
<p>L&#8217;adesione supina ad una prassi balorda dovuta alla cattiva interpretazione della leggi che situa la sua (e ahimé anche la mia) organizzazione nel novero di quelle &#8216;imprese&#8217; che non capiscono nulla di Internet e nulla fanno per usarla adeguatamente.</p>
<p>Se è così convinta di quanto dice, senza che lei rinvenga nella mia richiesta alcuna volontà polemica -o forse con tutte quelle &#8216;lecitamente&#8217; possibili-,  potrebbe dirmi in quale passaggio della legge si riporta testualmente l&#8217;obbligo di minacciare azioni legali verso gli &#8216;utenti&#8217; di una comunicazione online (ammesso che iscritti del partito, siano poi &#8216;utenti&#8217;) per tutelare i PROPRI diritti di organizzazione. Mi sembrava che quella legge fosse stata realizzata per tutelare la privacy degli UTENTI, vero?</p>
<p>A me sembra, e credo che vorrà facilmente smentirmi codici alla mano, che alcuna normativa imponga l&#8217;adozione di tali disclaimer, tant&#8217;è vero che gran parte delle organizzazioni non la usano, e non per ignoranza, mi creda. Forse solo per maggiore &#8216;eco-compatibilità&#8217; con il mondo nel quale si muovono: Internet.</p>
<p>Scendendo nell&#8217;ambito del diritto la presenza del disclaimer, in quella forma, discende dalla necessità PER IL MITTENTE di limitare il proprio carico di responsabilità nell&#8217;ambito dell&#8217;art. 616 del vigente codice penale, in materia dei delitti contro l&#8217;inviolabilità dei segreti. Secondo un parere legale:</p>
<p>&#8220;Alla posta elettronica può difatti, ormai, applicarsi la disciplina penalistica prevista dal nostro vigente codice penale (secondo cui per &#8220;corrispondenza&#8221; si intende quella epistolare, telegrafica, telefonica, informatica o telematica ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza) il quale all’art. 616, in materia di delitti contro la inviolabilità dei segreti, stabilisce: “Chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta, ovvero sottrae o distrae, al fine di prenderne o di farne da altri prendere cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta, ovvero, in tutto o in parte, la distrugge o sopprime, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a un anno  o con la multa.”</p>
<p>Secondo giurisprudenza consolidata, prendere cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa significa apprendere tutto ciò che è affidato alla protezione della busta, ma presupposto del reato è che sulla busta vi sia il nominativo del soggetto destinatario e non il mio (inserito erroneamente) in quanto altrimenti sono legittimato alla presa di conoscenza del contenuto perché tratto in errore dalla presenza del mio nominativo…</p>
<p>In conclusione, ricevere una e-mail non palesemente non inviata a noi,  non può comportare alcuna conseguenza giuridica, a nulla valendo una qualsiasi forma di diffida contenuta nel disclaimer.&#8221; (Avv. Valentina Frediani)<br />
Orbene, QUESTO è il motivo, assolutamente manfrinistico e privo di qualsiasi utilità e fondamento giuridico per cui le aziende usano questi disclaimer.</p>
<p>Quanto al residuo di supercazzola su cui si è inerpicata, ovvero  &#8220;&#8230;questi contenuti potrebbero essere manipolati prima di essere diffusi o inviati a qualcuno che non ha piacere nel riceverli&#8221;, la risposta è: embé? Perché lei ritiene che l&#8217;apposizione del disclaimer cambi in un qualche modo il diritto applicabile relativo alla manipolazione e alla comunicazione? No. Certamente no, vero? Se reato venisse compiuto -manipolando o comunicando inappropriatamente- il disclaimer sarebbe considerato un&#8217;aggravante? Contribuirebbe in maniera sensibile a modificare il quadro giuridico di un eventuale repressione del misfatto?  No. No. No. E no!</p>
<p>Quando lei parla di &#8216;responsabilizzare l&#8217;utente&#8217; (e già sul termine utente ci dobbiamo ancora mettere d&#8217;accordo ma questa volta gliela passo) io intravedo una volontà paternalistica che proprio mal si addice ad una organizzazione moderna e &#8216;laica&#8217;. Non sono ancora sceso in tema di fatto, ma per quanto riguarda il metodo, la sola idea di imporre agli iscritti un predicozzo su cosa possono o non possono fare con le informazioni che gli mandate è un errore. E lo sarebbe anche se voi non foste un partito politico ma il macellaio sotto casa.</p>
<p>E ora parliamo del contenuto. Probabilmente mi rivolgo alla persona sbagliata, che pure è stata così gentile a rispondere prontamente. Purtroppo il sig. Mozione non s&#8217;è ancora fatto sentire&#8230; nel frattempo è arrivato un&#8217;altro&#8230; evvabbé</p>
<p>In termini di fatto l&#8217;adozione del disclaimer è improprio per una comunicazione propagandistica, che sulla sua ampia pubblicità deve fare leva per coinvolgere ed appassionare. E non certamente l&#8217;occasione per fare inutili e controproducenti predicozzi, ma soprattutto porre gli (&#8230;sigh&#8230;) utenti nell&#8217;incertezza di cosa possono o non possono fare con quell&#8217;informazione.</p>
<p>Mi è chiaro che il partito abbia una organizzazione che utilizza il dominio e presumibilmente le email afferenti a tale dominio per attività legate alla propria natura, e che in questi casi un disclaimer -per quanto inutile, come visto, e controproducente per chi, come me, si occupa di questi mezzi da un po&#8217;- possa essere giustificato secondo la prassi, idiota, comune.</p>
<p>Ma non certo per l&#8217;email propagandistica!</p>
<p>La stessa lettera è infatti disponibile su internet, direttamente dai promotori (http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=Attachment&#038;id=facb8efc733e01cefeb5a35e9ebfe211 ) o in una mezza dozzina di blog, senza che nessuno sentisse l&#8217;esigenza di &#8220;minacciare&#8221; gli utenti.</p>
<p>Infine: perché il partito non tratta allo stesso modo la comunicazione sugli altri mezzi? Se l&#8217;immagina sui cartelloni elettorali? &#8220;Non fate il naso da clown a Bersani, sennò vi mandiamo in Galera!&#8221; o sui volantini &#8220;L&#8217;utilizzo non autorizzato di questa carta sarà severamente punito! E se vi scappa peggio per voi!&#8221;</p>
<p>Non apro, per carità di patria, un discorso sullo stato di palese insufficienza di uno statement sulla privacy degli utenti del sito partitodemocratico.it e probabilmente della modalità di autorizzazione al trattamento acquisite sia attraverso il sito che attraverso le strutture territoriali, la invito solo a misurare la differenza tra quanto viene fatto dal PD e quanto, per fare un esempio, viene realizzato su questo sito: http://www.barackobama.com/privacypolicy/</p>
<p>A partire da questi dati lei crede ancora che il predicozzo sotto quelle mail sia veramente utile?</p>
<p>Se veramente dipende da lei, lo levi. Che è meglio.</p>
<p>Buon lavoro,<br />
Emmanuele Somma</p>
<p>PS &#8211; Se posso rinnovo comunque la richiesta nei riguardi dei consulenti, che se avessero avuto la testa sulle spalle avrebbero fatto loro questo discorso con il Responsabile del Trattamento. In più a questo punto, dopo questa prova, chiederei seriamente se a tale Responsabile se si sente veramente adeguato a ricoprire un compito così critico in una organizzazione moderna.
</p></blockquote>
<p>Risultato?</p>
<p>Il disclaimer passa da:</p>
<blockquote><p>
Qualsiasi utilizzo non autorizzato del contenuto di questo messaggio<br />
è severamente proibito e sottopone il responsabile a conseguenze<br />
civili e penali.
</p></blockquote>
<p>a</p>
<blockquote><p>
Qualsiasi utilizzo non autorizzato del contenuto di questo messaggio<br />
è severamente proibito e sottopone il responsabile alle conseguenze<br />
previste dal d. lgs.vo n. 196/2003.
</p></blockquote>
<p>In definitiva? Bla bla bla bla&#8230;.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>[BP21k] La lezione dell&#8217;arte applicata: &#8220;Muoia Baudelaire&#8230;&#8221;</title>
		<link>http://exedre.xed.it/?p=188</link>
		<comments>http://exedre.xed.it/?p=188#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 18:27:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer Society]]></category>
		<category><![CDATA[programming]]></category>
		<category><![CDATA[Scritture]]></category>
		<category><![CDATA[bauhaus programming]]></category>

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		<description><![CDATA[Si identifica comunemente un &#8220;oggetto artistico&#8221; con qualcosa la cui realizzazione, astratta da un valore pratico, è guidata da un proposito estetico ed è valutata per la propria bellezza intesa come risultato di soddisfacimento mentale o per la sua capacità di comunicare emozione, principalmente attraverso una economia espressiva. L&#8217;artista moderno ha imparato a fare i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si identifica comunemente un &#8220;oggetto artistico&#8221; con qualcosa la cui realizzazione, astratta da un valore pratico, è guidata da un proposito estetico ed è valutata per la propria bellezza intesa come risultato di soddisfacimento mentale o per la sua capacità di comunicare emozione, principalmente attraverso una economia espressiva.</p>
<p> L&#8217;artista moderno ha imparato a fare i conti con la riproducibilità tecnica del proprio lavoro ed ha potuto approfondire tutta una serie di questioni relative al valore pragmatico della propria opera. È un ritorno alle origini dell&#8217;arte, né immediato né indolore. </p>
<p>Il rapporto con la tecnologia ha un ruolo importante nello sviluppo dell&#8217;attività artistica. Nel secoli, sia la forma di questo rapporto, sia la consapevolezza dei protagonisti della ricerca artistica, hanno avuto un contrastante andamento. Nel Rinascimento i grandi artisti erano anche grandi &#8220;tecnologi&#8221; come Leonardo da Vinci o Michelangelo. Nei secoli successivi la sempre maggiore separazione tra i saperi tecnici, scientifici e artistici ha dato luogo ad una rigida scissione culminata con l&#8217;industrialismo, da un lato, e il movimento romantico dall&#8217;altro.</p>
<p>Proprio quando il movimento romantico giunge al suo culmine lo sviluppo della tecnologia rende disponibili i primi strumenti tecnici di comunicazione e di rappresentazione: l&#8217;ideale della natura &#8220;assoluta&#8221; e &#8220;separata&#8221; dell&#8217;arte, propugnata dai romantici, entra in crisi.<br />
La crisi è determinata dalla necessità di rappresentare la nuova realtà sociale in preda alle profonde trasformazioni e agli aspri conflitti della vita moderna. Necessità di una rappresentazione del reale come oggetto dell&#8217;arte e della letteratura che trova nelle correnti realiste la sua massima espressione.  </p>
<p>I cambiamenti sono però più profondi. L&#8217;innovazione tecnologica investe la comunicazione e la rappresentazione delle idee, non solo nella semplificazione della proiezione di quanto già portato dall&#8217;arte, ma attraverso la disponibilità di forme di produzione del lavoro intellettuale e creativo del tutto nuove. L&#8217;artista moderno non può rimanere indietro. Non può abdicare al ruolo di comunicatore assoluto sol perché è poco in grado di padroneggiare il nuovo mezzo tecnico.</p>
<p>Grande parte della critica si è concentrata sul valore delle industrie fotografiche, cinematografiche o editoriali nella tessitura di una nuova cultura di massa in cui la riproduzione meccanica del lavoro intellettuale acquisisce valore centrale. Si realizza un nuovo contesto in cui la funzione sociale dello scrittore e dell&#8217;intellettuale ma soprattutto il suo modus operandi mutano sostanzialmente.</p>
<p> La transizione verso la società industriale muta spesso la forma dell&#8217;intellettuale in artista industriale. Una consapevolezza conseguita per stadi nel mondo ancora rarefatto dell&#8217;accademia d&#8217;arte, ma ben vivo nell&#8217;arte da strada, che ha compiuto da tempo la propria &#8216;rivoluzione&#8217; dei costumi. </p>
<p>La risposta è bivalente: da un lato lo sdegnoso rifiuto della moderna tecnologia che sfocia nell&#8217;irrazionalismo o nell&#8217;idealismo, dall&#8217;altro una attrazione fatale al punto di socrificare l&#8217;afflato creativo per la mera esaltazione tecnologica. Tra i due estremi una panoplia di esperimenti, tentativi, proposte e occasioni, che hanno reso l&#8217;arte dell&#8217;inizio del secolo XX l&#8217;entusiasmante fiorire che si è dimostrata.<br />
Lo scontro fu tutt&#8217;altro che dolce, coinvolgendo i massimi dell&#8217;epoca. Di fronte alla fotografia, appena nascente, Baudelaire in veste di azzimato critico d&#8217;arte afferma che &#8220;l&#8217;arte verrà rovinata dalla fotografia grazie alla sua naturale alleanza con la riproducibilità in serie&#8221;. L&#8217;arte, dice Baudelaire, verrà rovinata&#8230; </p>
<p>È l&#8217;individuo eccezionale che parla. Intriso di quella ideologia romantica mutuata dalla lunga tradizione della cultura occidentale, per cui l&#8217;attività creativa non poteva che essere prodotto dell&#8217;eccezionale forza d&#8217;animo di un uomo eccezionale, se non del Dio-dentro-l&#8217;Uomo. L&#8217;opera d&#8217;arte non può essere che, ad immagine e somiglianza del suo creatore, oggetto unico e irripetibile.</p>
<p> La promessa tecnologica di una continua e potenzialmente infinita riproduzione non solo mette in pericolo il commercio artistico, o lo status culturale dell&#8217;autore, ma scardina alle fondamenta questa visione assolutistica dell&#8217;arte.  &#8220;Muoia Baudelaire con tutti gli ingegneri&#8221;, sembra dire nel suo commento: è l&#8217;arte stessa a venire meno, e non l&#8217;artista poco aggiornato, qualora si dovesse accettare la logica della riproducibilità.</p>
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		<title>[BP21k] La lezione dell&#8217;arte applicata: Programs, Arts and Crafts</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 06:49:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Grande Esposizione del 1851 presso il Crystal Palace di Londra rappresenta un punto di svolta epocale sia per il mondo artistico che per la nascente industria. L&#8217;esibizione rende popolare l&#8217;oggettistica e l&#8217;arredamento per interni realizzato per la prima volta con metodologie industriali di massa. La condizione materiale di vita dell&#8217;uomo nella società industriale è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Grande Esposizione del 1851 presso il Crystal Palace di Londra rappresenta un punto di svolta epocale sia per il mondo artistico che per la nascente industria.  L&#8217;esibizione rende popolare l&#8217;oggettistica e l&#8217;arredamento per interni realizzato per la prima volta con metodologie industriali di massa. La condizione materiale di vita dell&#8217;uomo nella società industriale è però spaventosa, come ci raccontano gli affreschi ironici e graffianti di Charles Dickens. Dieci anni dopo, la reazione netta del movimento &#8220;Arts and Crafts&#8221; contro la meccanizzazione dei processi produttivi che rendono l&#8217;uomo ruota dentata dell&#8217;ingranaggio produttivo. Compito alienante aggiunto alla miseria umana e morale della persona. Compromissione sostanziale e definitiva della dignità dell&#8217;essere umano.<br />
<span id="more-191"></span></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-204" title="arts_n_crafts" src="http://exedre.xed.it/wp-content/uploads/exedre.xed.it/2009/01/arts_n_crafts-264x300.jpg" alt="arts_n_crafts" width="264" height="300" /></p>
<p><strong>Arts and Crafts</strong> è per il ritorno ai valori degli oggetti realizzati a mano proponendosi come &#8216;arte onesta&#8217;, <em>etica</em> si direbbe oggi. <em>&#8220;Opere di pochi per pochi&#8221;</em>, è la risposta della critica, che ne sottolinea l&#8217;inaccessibilità economica da un lato e l&#8217;arretratezza rispetto alle opportunità, anche creative, che fornisce la nascente era industriale. Quest&#8217;arte onesta sembra rappresentare una inaccettabile limitazione creativa e non può non arrendersi di fronte all&#8217;accessibilità economica della produzione in serie. Difficile controbattere.</p>
<p>Pur tuttavia il movimento non muore del tutto e subisce un inatteso rinascimento per mano della galleria Arts and Crafts a Londra dopo oltre un quarto di secolo (nell&#8217;anno 1888).</p>
<p>L&#8217;Arts e Crafts delle origini vive nella contraddizione tecnologica, propugnando una forma ideale tradizionale e anti-moderna, non ha mai la forza di rinunciare sdegnosamente alla tecnologia, che viene vista con sospetto principalmente in virtù della portata alienante della sua applicazione alla catena di produzione.<br />
Il nuovo Arts and Crafts realizza una imprevista conversione ad U ideologica per proporre gli stessi beni industriali come peculiarmente comparabili alle opere fatte a mano.   Lavoro pioneristico di sconvolgimento paradigmatico compiuto degli architetti inglesi Wright e dello scozzese Mackintosh che aprono la strada all&#8217;Art Nouveau.</p>
<p><em>&#8220;Che rilevanza ha, ci si potrebbe chiedere, un oscuro movimento architettonico per i lettori di Software Development?&#8221;</em> È deciso l&#8217;incipit di Warren Keuffel su uno dei magazine più seguiti dai programmatori. Così Keuffel trova inediti parallelismi tra l&#8217;Arts and Crafts e l&#8217;ascesa del software Open Source. I motivi? In primo luogo, come l&#8217;Arts and Crafts fu reazione allo statico paradigma artistico vittoriano, così l&#8217;Open Source rappresenta una reazione alla <em><a href="http://exedre.org/1dim/1dim.shtml" target="_blank">&#8220;blockierte Gesellschaft (società bloccata) che abbiamo accettato sul piatto d&#8217;argento di Microsoft.&#8221; </a></em><br />
Ma altri paralleli abbondano secondo Keuffel. La rivoluzione industriale rende disponibili alla persona media, beni d&#8217;uso quotidiano prodotti in massa e a prezzo accessibile, allo stesso modo si loda Microsoft che rende accessibile l&#8217;informatica per tutti. Le similitudini non terminano qui: se le città dell&#8217;Inghilterra industriale ottocentesca sono piene d&#8217;immigrati sovraoccupati e sottopagati, non è non dissimile la situazione dell&#8217;industria high-tech che tenta sempre più frequentemente di evitare le formazione dei programmatori locali mentre paga a larghe mani i voti delle burocrazie pubbliche per aprire i cancelli di manodopera estera, sovraoccupato, poco sindacalizzata e sottopagata.</p>
<p>Anche se può sembrare poco elegante paragonare la regina Vittoria a Bill Gates, il movimento Arts e Crafts cresce come risposta degli artigiani-artisti ai mali sociali dell&#8217;Inghilterra proto-industriale attraverso il tentativo di aumentare la consapevolezza delle persone comuni sul fatto che gran parte delle antiche tradizioni artigianali e quindi della propria storia civile e sociale fosse in pericolo. È quasi perfetto, secondo Keuffel, il parallelo con l&#8217;Open Source che viene stato alimentato principalmente dall&#8217;insoddisfazione dei programmatori di talento nei confronti nel software di forza industriale, come quello di Microsoft, che travolge la componente umana e tradizionale dell&#8217;artigianato informatico per sostituirlo con la freddezza operativa di processo di produzione industriale in cui il programmatore non è che ingranaggio anonimo. L&#8217;Open Source definisce un campo in cui il &#8216;tradizionale&#8217; è l&#8217;età aurea della condivisione del sapere informatico delle prime comunità degli Homebrew Computer Club.</p>
<p>Certo è difficile paragonare i tuguri squallidi dell&#8217;Inghilterra centrale alle splendide ville nei dintorni di Seattle occupate dalle legioni di milionari Microsoft infarciti di stock-options. D&#8217;altro canto è fin troppo semplice dimenticare che per ogni baciato dalla fortuna milionaria Microsoftesca ci sono decine o addirittura centinaia di Microservi dal lavoro temporanei, nel campus di Seattle così come nell&#8217;infinita teoria delle microimprese dell&#8217;indotto, che la macchinetta generasoldi di Bill Gates trascura e relega ad una situazione precaria ai limiti della sussistenza (cfr. Cowpeland, Microserfs)</p>
<p>Principale teorico ed animatore dell&#8217;Arts and Crafts fu William Morris, uomo ancorato ai valori del Rinascimento. Poeta, progettista, disegnatore, tipografo, artigiano e in molto più tardi nella vita socialista impegnato e umano. Morris fu uomo in cui fortissima scorreva una forza estetica. Per quanto gran parte della sua opera si basò sulla rivalutazione della produzione tradizionale, non smise mai di adottare tecnologie e idee moderne. Non rifiutò gli avanzamenti della scienza e della tecnica e si pose in netto contrasto con l&#8217;ideologia Luddita avversa a macchinari e tecnologie come estremo di un malinteso privilegio naturale del rapporto con l&#8217;Uomo.  Morris utilizzò macchine, e ne progettò anche in campo tessile, laddove fosse chiaro che dal loro uso non risultasse una disumanizzazione del ruolo operaio, e laddove l&#8217;afflato creativo umano fosse, per tramite della ruota dentata e dello sbuffo di vapore, moltiplicato e non depresso.<br />
Ma se il <em>Software Libero</em> è il portato dell&#8217;<em>Arts and   Crafts</em> nella moderna programmazione dei computer allora il moderno Morris non può che essere Richard M. Stallaman.  Che Richard Stallman rappresenti una sorta di moderno William Morris, però, fa sorridere.<br />
Richard Mattew Stallman, fondatore della Free Software Foundation, abbraccia una visione della società simile a quella di Morris e stimola il riconoscimento del valore intrinseco dello sforzo artigianale che permea ovunque nello sviluppo del software &#8216;fatto da uomini per gli uomini&#8217;, ma è persona completamente differente. Laddove Morris colpisce per la poliedricità delle proprie produzioni, Stallman stupisce per l&#8217;incredibile monotematicità, e spesso monotonia. Laddove l&#8217;umanità dolente di Morris lo porta ad accogliere una forte venatura politica e polemica, Stallman invece pur dichiarando il campo delle proprie idee rimane in un certo qual modo ecumenico e indifferente all&#8217;umanità.<br />
Nel mondo informatico Stallman è noto quanto William Morris lo è in quello artistico. Ha raccolto una quantità di riconoscimenti pubblici e privati: nel 1990 diventa fellow della Mac-Arthur Foundation (una sorta di premio Nobel dell&#8217;informatica); nel 1991 l&#8217;Association for Computing Machinery gli ha assegnato il Premio Grace Hopper per lo sviluppo di Emacs; nel 1996 riceve un dottorato onorario dal Royal Institute of Technology in Svezia, nel 1998 riceve il Pioneer Award della Electronic Frontier Foundation insieme a Linus Torvalds e nel 1999 il Premio intitolato a Yuri Rubinsky.</p>
<p>Tra i due è possibile ritrovare persino una cospicua somiglianza fisica (vedi figura \ref{fig:morris} e \ref{fig:rms}), ma le interpretazioni di Keuffel sono forzate e parziali.</p>
<p>Ma il mondo della <em>Programmazione</em> ha infatti trasceso la limitata portata della sua avversione alla vittoriana maestà della Microsoft. È cresciuta ben oltre, recuperando tradizioni estetiche più profonde.</p>
<div id="attachment_208" class="wp-caption aligncenter" style="width: 612px"><img class="size-large wp-image-208" title="morrisrms" src="http://exedre.xed.it/wp-content/uploads/exedre.xed.it/2009/01/morrisrms-1024x640.jpg" alt="William Morris - Richard Stallman" width="602" height="377" /><p class="wp-caption-text">William Morris - Richard Stallman</p></div>
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		<title>[BP21k] Garbage Collection &#8211; Note sull&#8217;estetica della Programmazione (Bauhaus Programming)</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 06:23:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La &#8220;qualità del software&#8221;, definita nei voluminosi standard ingegneristici dell&#8217;ISO (ad es. ISO 9126), ha un insieme vasto di proprietà che vanno dalle caratteristiche operazionali di efficienza e funzionalità, ma anche di affidabilità e di usabilità, a quelle di gestione successiva del progetto come, appunto, la manutenibilità e la portabilità. Gran parte del lavoro di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La &#8220;qualità del software&#8221;, definita nei voluminosi standard ingegneristici dell&#8217;ISO (ad es. ISO 9126), ha un insieme vasto di proprietà che vanno dalle caratteristiche operazionali di efficienza e funzionalità, ma anche di affidabilità e di usabilità, a quelle di gestione successiva del progetto come, appunto, la manutenibilità e la portabilità.</p>
<p>Gran parte del lavoro di un informatico, molta parte del suo curriculum professionale e la sua pratica quotidiana, si sofferma in essenza solo sulle prime due caratteristiche. Ottenere codice funzionante e occuparsi di questioni di ottimizzazione ed efficienza dei programmi sembra essere il costante obiettivo di ogni progetto di programmazione. Anche l&#8217;insegnamento della &#8220;scienza dei computer&#8221; relega tutto il resto o a branche specifiche e non comuni o addirittura ne delega l&#8217;apprendimento all&#8217;autonoma scoperta del programmatore. Questo addirittura aggravato dall&#8217;approccio materialistico dei corsi universitari di Ingegneria del Software che &#8216;stressano&#8217; le qualità scientifiche più misurabili della programmazione come scienza, estendendone la portata fino alla definizione formale, ma senza occuparsi della programmazione vera e propria, o facendolo con una sorta di fastidio neppure ben celato.</p>
<p>L&#8217;impegno dei corsi di Ingegneria del Software si traduce troppo spesso nell&#8217;esasperata affermazione di modelli formali di specifica e progettazione, quasi mai rispondenti alle esigenze né dei programmatori, né delle aziende di dimensione compatibile con quelle sul mercato, e sicuramente non della situazione socio-politica europea. Adattibili forse ad una applicazione nelle poche grandi realtà di sviluppo concentrate. Queste conoscenze, non affatto disprezzabili, sembrano però maggiormente funzionali ad una parcellizzazione non più realistica del lavoro informatico e quindi, &#8220;venduti&#8221; quali strumenti per un migliore inserimento lavorativo del programmatore, ne candidano piuttosto all&#8217;esclusione dalla pratica.</p>
<p>Nel mondo reale però, nella disequazione tra Arte e Scienza, il primo termine continua ad avere molto maggiore appeal anche grazie alla straordinaria affermazione degli approcci &#8220;a codice aperto&#8221; (non necessariamente liberi, si pensi allo Shared Source di Microsoft o alla tradizione ben viva negli Unix proprietari, nei sistemi mainframe IBM, o anche nella programmazione con Matlab di fornire all&#8217;utente tutto il codice sorgente, senza per questo abbandonare il controllo stretto sull&#8217;utilizzazione economica del codice).</p>
<p>Infinti sono i richiami alla &#8220;Arte della Programmazione&#8221;, dai classici libri di Donald Knuth sulla realizzazione degli algoritmi, alla recente pubblicazione di &#8220;Art of Unix Programming&#8221; di Eric S. Raymond, principale animatore culturale dell&#8217;approccio commerciale Open-Source, passando per l&#8217;infinita teoria di Arti, della compilazione, del debugging, senza dimenticare l&#8217;infinita teoria dei &#8220;Manuali di Stile&#8221;, o le Style Guidelines, ecc. ecc.</p>
<p>Questa serie di interventi vuole affrontare il problema delle qualità estetiche della programmazione. Abituati alle roboanti meraviglie offerte dai produttori di strumenti di programmazione che promettono di fare sempre di più con meno impegno, molti professionisti del settore considerano poco importanti e superflue queste considerazioni. D&#8217;altronde è chiaro: un &#8220;bel programma&#8221; non funzionante non ha alcuna qualità.</p>
<p>Eppure il legame tra la qualità estetica di un programma e la sua funzionalità potrebbe non essere cosí labile come sembra a prima vista se, e tale è la tesi di questo lavoro, il successo attuale della programmazione è essenzialmente un successo di estetica.</p>
<p>La &#8216;bellezza&#8217; è connaturata a tutta quella serie di proprietà non funzionali del software che sono solitamente trascurate, e le ricette che l&#8217;Ingegneria del Software o le tradizioni della buona programmazione offrono ai programmatori spesso non sono altro che &#8216;pensieri artistici&#8217; trasposti nel campo della produzione del codice.</p>
<p>Vedremo quindi in queste pagine, tecniche banali e faremo semplici e pratiche considerazioni per migliorare lo &#8220;stile di programmazione&#8221;, consapevoli che sempre di più, la disponibilità di codice sorgente, sia esso coperto da licenze libere, che da licenze non libere ma di pubblica consultazione, come la Shared Source di Microsoft, espone il codice al &#8220;pubblico ludibrio&#8221; e racconta del suo autore o della sua organizzazione ancor di più di quanto non faccia l&#8217;esecuzione o la facciata esterna di un programma.</p>
<p>Un giorno forse i codici sorgenti saranno tutti disponibili e le qualità estetiche di un programma, la leggibilità dei commenti, la coordinazione del testo, e la strutturazione complessiva del progetto potranno essere un elemento discriminante nel confronto e nella selezione del software tanto quanto oggi lo sono la robustezza e la funzionalità. Allora forse esisterà una poetica formalizzata, di scuola, della produzione informatica. Oggi tutto questo va proposto come un tentativo e il relativo errore in un pericoloso equilibrismo tra la storia delle arti applicate e la pratica della programmazione moderna.</p>
<p>Al lettore il giudizio sull&#8217;adeguatezza di questo lavoro.</p>
<p>Roma, 10 Marzo 2002</p>
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		<title>[BP21k] Bauhaus Programming 2100 e le radici artistiche della programmazione come arte figurativa</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jan 2009 08:18:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La programmazione è diretta discendente delle arti figurative delle avanguardie artistiche del Novecento. Un percorso che, come vedremo, assorbe le lezioni estetiche di tutti i principali movimenti artistici, dall'impressionismo all'espressionismo, dal dadaismo al surrealismo, dal cubismo al futurismo e all'astrattismo, che ne diventano allo stesso tempo riferimenti ancestrali e obbiettivi onirici produttivi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>
La programmazione è diretta discendente delle arti figurative delle avanguardie artistiche del Novecento. Un percorso che, come vedremo, assorbe le lezioni estetiche di tutti i principali movimenti artistici, dall&#8217;impressionismo all&#8217;espressionismo, dal dadaismo al surrealismo, dal cubismo al futurismo e all&#8217;astrattismo, che ne diventano allo stesso tempo riferimenti ancestrali e obbiettivi onirici produttivi.<br />
<span id="more-171"></span><br />
<div id="attachment_198" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-198" title="bauhaus-programming-2100" src="http://exedre.xed.it/wp-content/uploads/exedre.xed.it/2009/01/bauhaus-programming-2100-200x300.jpg" alt="Bauhaus Programming 2100" width="200" height="300" /><p class="wp-caption-text">Bauhaus Programming 2100</p></div></p>
<p><strong>Il programmatore come artista della figura realizzata con il suo sorgente e nel suo sorgente.</strong></p>
<p>La domanda a cui questo saggio vuole rispondere pragmaticamente è: può la programmazione essere considerata l&#8217;ultima (in termini temporali ma probabilmente anche in senso cognitivo) arte figurativa? È possibile e comprensibile l&#8217;analisi critica dei percorsi individuali e collettivi alla luce di una poetica specifica di questo &#8220;sistema&#8221; che è, al tempo stesso, mezzo e messaggio.</p>
<p>La risposta, scontata data la profondità dell&#8217;indagine, è affermativa. La  programmazione dei computer è arte e mestiere che può essere analizzata rispetto ai propri bagliori estetici piuttosto che dall&#8217;afflato etico che ne promana.</p>
<p>Obbiettivo dichiarato del lavoro è quello di equilibrare una più vasta, e conseguentemente non più meditata, pubblicistica sulle caratteristiche etiche della programmazione, e in particolare luogo quella comunemente denominata libera.</p>
<p><strong>Possibilità di un&#8217;arte figurativa senza rappresentazione figurata</strong></p>
<p>La programmazione libera non è una inflorescenza casuale di libertà ma la (con)-fusione deliberata dell&#8217;animo umano, con tutto il suo fardello di contraddizioni, e un metodo espressivo concludente e construens. Laddove la programmazione è paragonabile all&#8217;architettura privata o l&#8217;arredamento d&#8217;interno la programmazione libera è architettura pubblica (Gropius Ward).</p>
<p>Nel capitolo 1 si introdurranno le ragioni dell&#8217;idea che porta a sintetizzare la formula chimica della programmazione come discendente dell&#8217;ultimo paio di secoli di arti figurative. Nelle parole di Van Gogh, di Ensor, di Munch, di Vlaminck, di Kandisky, di Klee, in queste troveremo ragioni più che valide per considerare attiva una poetica comune del codice sorgente non contrapposta alla pragmatica vitalità produttrice dei programmatori. Una poetica  tout-court. Forse un vagito inconscio ma non certo silente o nascosto. Chiaro ed evidente.</p>
<p>Il capitolo 2 ripercorrà la leggendaria nascita del nuovo mercato fonte della Società dell&#8217;Informazione alla luce delle considerazioni estetiche, abbandonando le classiche interpretazioni economiche o sociali, etiche o funzionali, che non rispecchiano completamente, e forse affatto, l&#8217;animo dei &#8216;selected few&#8217;, animi sensibili e tormentati, hanno fatto di questo mondo il mondo della speranza e del riscatto.</p>
<p>È il capitolo 3 a consegnare nelle mani del lettore sei casi di analisi del manufatto programmativo come sistema figurativo. Sei progetti tra i tanti ma tra i più, i più significativi, per sostenere che è la portata estetica a decretare il successo o l&#8217;insuccesso della programmazione, più di quanto non lo siano i valori morali o economici, pur non trascurabili.</p>
<p>Nel capitolo 4 si costruisce una poetica della programmazione verso cui l&#8217;artista/programmatore può tendere nelle sue pratiche realizzazioni. Poetica di gioco e di sostanza, di arte e di prodotto, in cui il manufatto informatico, in perfetto parallelo con quello delle presentazioni/rappresentazioni del mercato dell&#8217;arte &#8216;tradizione&#8217;, diventa qualcosa apprezzabile &#8216;between peers&#8217; alla luce delle sue caratteristiche non funzionali ma estetiche. Poetizzare programmando nel tentativo di esaurire un luogo cognitivo.</p>
<p>Il quinto e ultimo capitolo delinea un quadro ultra-moderno dell&#8217;essenza curriculare del &#8216;nuovo-programmatore&#8217; che sappia fondere la capacità formale dell&#8217;analisi scientifica alla profonditè lirica della sintesi estetica.</p></blockquote>
<p>Dall&#8217;introduzione di &#8220;Bauhaus Programming 2100&#8243;</p>
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		<title>OSIRIDE</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 14:03:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>exedre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato il bando]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicato il <a href="http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/bandigara/altri/bandi/bando_G8580108">bando</a></p>
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		<title>Perché dovremmo farlo</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 05:37:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>exedre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[È una bella domanda. Io credo seriamente che aiuti tutti noi, con noi intendendo gli informatici, e principalmente i programmatori e i sistemisti. Perdere l&#8217;unica realtà che in un certo senso ci rappresenta (o può coerentemente rappresentare il nosttro &#8216;modo di essere&#8217; e la nostra cultura) significa passare dalla parte degli &#8216;utili idioti&#8217; dell&#8217;economia invece [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È una bella domanda.</p>
<p>Io credo seriamente che aiuti tutti noi, con noi intendendo gli informatici, e principalmente i programmatori e i sistemisti.</p>
<p>Perdere l&#8217;unica realtà che in un certo senso ci rappresenta (o può coerentemente rappresentare il nosttro &#8216;modo di essere&#8217; e la nostra cultura) significa passare dalla parte degli &#8216;utili idioti&#8217; dell&#8217;economia invece che essere tra le &#8216;classi dirigenti&#8217; di questo paese. E poiché io credo che programmatori e sistemisti sono lo scheletro della società, ho la netta sensazione che &#8220;si può fare&#8221;.</p>
<p>Ne va della nostra professionalità, della rappresentazione culturale di una categoria che è vasta ed importante, ma -scientemente- discreditata.</p>
<p>Nell&#8217;informatica professionale, paradossalmente, sono molto più &#8220;rappresentati e rappresentativi&#8221; i &#8216;manager IT&#8217;, o piuttosto tutte quelle categorie fantasiose dai nomi improbabili, la cui utilità sociale è nulla e la cui impronta tecnologica (analisti, esperti IT, ingegneri del software, ecc. ecc.) è stata cancellata dalla storia. Ed in Italia questo vuol dire, per motivi generazionali, anche i meno preparati e i più screditati, perché spesso formati prima dell&#8217;avvento di seri piani di studi informatici o &#8216;riciclati nell&#8217;informatica&#8217; senza quella passione e quella competenza che ci contraddistingue.</p>
<p>Se è poco, riparliamone.</p>
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